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Terrorismo, indagini a Venezia

C_2_articolo_1008344_imagepp.jpgLa Digos di Venezia ha effettuato una serie di perquisizioni nei confronti di alcuni cittadini siriani di San Donà di Piave (Venezia). Sono tutti indagati per associazione con finalità di terrorismo anche internazionale. Nel mirino ingenti transazioni di denaro effettuate attraverso banche mediorientali sospette. Un trasferimento di fondi è stato registrato con la dicitura “spese militari”.

Le perquisizioni sono l’esito di un’indagine iniziata nel 2009, quando furono individuate ingenti transazioni di denaro effettuate da alcuni degli indagati attraverso istituti bancari medio-orientali ritenuti “non collaborativi nel contrasto al terrorismo internazionale”. Gli investigatori hanno quindi monitorato i trasferimenti di denaro, definiti sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati e privi di certezza circa la reale destinazione finale.

Nel corso delle indagini, gli investigatori hanno anche scoperto che i soldi provenivano da un collaudato meccanismo che consentiva ai siriani di eludere la normativa sull’ingresso di extracomunitari sul territorio nazionale, lucrando quindi sull’immigrazione clandestina di loro connazionali.

TGCOM.IT

Terrorismo, primo body scanner a Malpensa

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Il secondo in Italia dopo quello installato a Fiumicino

Parte la sperimentazione del primo body scanner a Malpensa, il secondo in Italia dopo quello installato il 4 marzo a Roma Fiumicino.L’Enac sta testando due tipi di apparecchi, per garantire maggiore sicurezza sui voli a rischio soprattutto diretti negli Stati Uniti, per un periodo di 4-6 settimane. Si tratta di apparecchiature a onde millimetriche e apparecchiature con tecnologia definita di tipo passivo, che rileva il calore corporeo. La sperimentazione riguardera’ anche Venezia.

Ansa

KABUL, 13 MORTI IN ATTENTATO AMBASCIATA USA: “STANOTTE ALLARME TERRORISMO A BALI”

20091230_newyork.jpgAllarme terrorismo in Indonesia. L’ambasciata americana a Giacarta ha allertato i propri connazionali con una e-mail mettendoli in guardia sul rischio di un possibile attentato terroristico a Bali. «Ci sono indicazioni di un attacco per stasera», si legge nella mail, nella quale si cita un allarme lanciato dal governatore di Bali. L’isola indonesiana fu teatro il 12 ottobre del 2002 di un sanguinoso attentato costato la vita a 202 persone e, tre anni dopo, di una serie di attacchi contro ristoranti frequentati da stranieri, che fecero 26 vittime.

TALEBANI RIVENDICANO ATTENTATO Otto civili americani uccisi in Afghanistan in un attentato suicida poi rivendicato dai talebani nella provincia orientale di Khost, quattro soldati e una giornalista, tutti canadesi, saltati in aria su una bomba nei pressi di Kandahar, nel sud del paese. Per i due paesi nordamericani presenti in Afghanistan, quella di ieri è stata un’altra terribile giornata di sangue, a conclusione di un 2009 caratterizzato da un livello di violenze senza precedenti dall’intervento occidentale del 2001. Nel primo attacco, un kamikaze con un giubbotto imbottito di esplosivo è entrato nella base Chapman, nella provincia di Khost, e si è fatto saltare in aria nei pressi dei locali adibiti a palestra. Tutte le vittime sono civili, come hanno confermato fonti americane. Si ignora quanti siano i feriti. Un portavoce dell’Isaf a Kabul ha escluso che tra i morti possano esservi militari Usa o della Nato. Ian Kelly, un portavoce del Dipartimento di stato a Washington, ha confermato ma ha aggiunto di non poter fornire ulteriori dettagli prima che i familiari siano stati tutti avvertiti. In una telefonata all’agenzia afghana Pajhwok, un comandante locale talebano di nome Salahudin ha rivendicato la paternità della strage a nome del suo gruppo. ‘Uno dei nostri uomini ha attuato l’attacco all’interno della base Usa«, ha detto. Secondo Salahudin, »almeno 20 militari americani sono morti o sono rimasti feriti«. Un abitante della zona ha riferito ai media afghani di avere udito »una forte esplosione« e di aver visto subito dopo »una densa colonna di fumo nero levarsi nel cielo dalle istallazioni militari«. Nel secondo incidente, di cui si conoscono solo pochi particolari, stando a quanto ha annunciato il comandante del contingente canadese Daniel Menard »hanno perso la vita cinque nostri concittadini«. Il veicolo blindato su cui si trovavano è saltato in aria su una bomba nei pressi di Kandahar, nel sud del paese. I nomi dei quattro militari non sono stati resi noti. La giornalista si chiamava Michelle Lang e lavorava per il Cagarly Herald. La provincia Kandahar, così come quella di Khost, al confine con il Pakistan, sono considerate importanti roccaforti dei talebani e sono tra le zone più pericolose del paese. Negli ultimi mesi il numero dei civili stranieri in Afghanistan con varie organizzazioni non governative è andato aumentando. In genere gli operatori umanitari sono impegnati a fianco delle forze del contingente multinazionale nella ricostruzione del paese. A causa delle violenze che hanno caratterizzato l’anno che sta per chiudersi, i civili per ragioni di sicurezza sono costretti a appoggiarsi alle basi utilizzate dai militari. La nuova strategia per l’Afghanistan decisa dal presidente americano Barack Obama prevede non solo una più cospicua presenza militare per la lotta contro i talebani ma anche un ‘surgè di personale civile per rimettere in funzione le infrastrutture e portare assistenza alla popolazione.

USA PENSANO A RAPPRESAGLIA IN YEMEN Gli Usa stanno pensando a un’azione contro i terroristi in Yemen, per reagire alla strage di Natale, mancata di un soffio. Le forze speciali d’intervento e l’intelligence americana, assieme ai militari yemeniti, stanno cercando di individuare degli obiettivi per mettere in atto un’azione di rappresaglia contro chi ha organizzato l’attentato fallito di Detroit. Lo rende noto la Cnn, sottolineando che si sta facendo ogni sforzo per colpire individui strettamente legati al nigeriano che ha acquisito in Yemen le informazioni e l’esplosivo per la tentata strage sul volo Delta il giorno di Natale.

GUANTANAMO, BLOCCATI TRASFERIMENTI IN YEMEN
Il mancato attentato di Natale ha fortemente complicato il progetto di chiusura del malfamato carcere di Guantanamo, che prevede il ritorno in patria di circa 80 detenuti yemeniti, circa la metà dei carcerati ancora all’interno della base Usa a Cuba. La notizia che alcuni ex detenuti di Guantanamo siano rientrati nelle fila di Al Qaida in Yemen ha spinto tre senatori, i repubblicani John Mc Cain e Lindsey Graham e l’indipendente Joe Lieberman, a chiedere a Obama di bloccare il trasferimento di altri yemeniti. Una decisione che i tre senatori definiscono «altamente imprudente e irragionevole». Tuttavia, a quanto apprende il sito Politico.com, la Casa Bianca non intende recedere nel suo progetto, considerato da Barack Obama una priorità della sua presidenza. Nonostante il momento particolare che sta attraversando il paese, sottolinea il sito, Obama ritiene ancora la chiusura di Guantanamo «un imperativo per la sicurezza nazionale».

NY TIMES: “YEMEN AVVERTI’ GLI USA” Nuovi particolari sull’«inaccettabile», secondo le parole del presidente Barack Obama, serie di errori che hanno permesso ad Umar Farouk Abdulmutallab di salire sul volo Amsterdam-Detroit e di tentare di farlo saltare in aria. Il «New York Times» cita due fonti dell’amministrazione americana secondo cui gli Stati Uniti avevano ricevuto dallo Yemen informazioni di intelligence sui leader di Al Qaeda nella penisola arabica che parlavano di «un nigeriano» pronto a condurre un attacco terroristico. Anche se da Sanaa non erano arrivate notizie più dettagliate, per esempio sull’identità del «nigeriano», le fonti sottolineano che si sarebbe potuto risalire al 23enne Abdulmutallab se solo si fossero messe insieme tutte le informazioni relative al giovane figlio di un noto banchiere. Quest’ultimo, il mese scorso, aveva messo in guardia l’ambasciata americana ad Abuja e la Cia delle posizioni radicali del ragazzo. Alcune delle informazioni erano parziali o incomplete, osservano ancora le fonti, e non era affatto ovvio il collegamento tra loro, ma, alla luce di quanto successo, appare chiaro che se fossero state esaminate nella loro interezza avrebbero potuto evitare quanto successo il giorno di Natale, quando si è sfiorata la tragedia. Le stessi fonti sostengono poi che l’amministrazione è «sempre più convinta» che Al Qaeda – che due giorni fa del resto ha rivendicato il fallito attentato – abbia avuto un ruolo nell’attacco.

PAURA A TIIMES SQUARE Dopo l’attentato al volo Delta di Natale, che ha messo gli 007 Usa sul banco degli imputati, l’incubo Times Square per Capodanno: alla vigilia del tradizionale happening di San Silvestro, la piazza più famosa d’America è stata bloccata per alcune ore dalla presenza di un veicolo sospetto portando tra l’altro all’evacuazione del Nasdaq. Sono passati otto anni dall’11 settembre ma l’ansia di un paese che si sente sotto attacco è tornata, simile a quella di allora. E come allora sono tornate sotto accusa le agenzie di intelligence, colpevoli di non aver passato informazioni che avrebbero dovuto tenere a terra Umar Farouk Abdulmutallab dal volo Delta-Northwest il 25 dicembre. Da quattro mesi la Cia sapeva del «nigeriano». Le informazioni erano «vaghe ma disponibili» alle agenzie di intelligence secondo fonti impegnate nelle due inchieste ordinate dal presidente Barack Obama che domani dovrebbero dare i primi risultati. Se tutti i puntini fossero stati collegati a Abdulmutallab sarebbe stato negato l’ingresso negli Usa o almeno sarebbe stato controllato più a fondo. Tutti i campanelli d’allarme sono invece rimasti inascoltati. Il nigeriano con le mutande bomba e una siringa piena di acido è salito a bordo dell’Airbus nonostante suo padre avesse allertato l’ambasciata Usa in Nigeria; nonostante il suo biglietto fosse stato pagato in contanti; nonostante il suo visto non fosse stato rinnovato in Gran Bretagna; nonostante si sapesse che aveva studiato arabo in Yemen, paese considerato da anni rifugio e incubatore di terroristi. Il nome di Umar era finito, dopo la segnalazione del padre, su una lista di sorvegliati speciali dell’antiterrorismo, mai però sull’elenco degli individui a cui deve essere vietato l’imbarco a bordo di aerei.
La Cia dice oggi che il nome del giovane era emerso solo a novembre ma un rapporto datato agosto aveva puntato i riflettori su un «nigeriano» che avrebbe potuto essere pericoloso. Il presidente Barack Obama ha promesso ieri che non guarderà in faccia a nessuno e qualche testa eccellente potrebbe cadere. Le agenzie di intelligence sotto tiro si sono messe sulla difensiva. «I dati erano troppo vaghi per essere utilizzabili. Il padre di Abdulmutallab non aveva mai detto che il figlio era un terrorista nè che aveva in mente un attacco. Non c’erano campanelli d’allarme magici che ci potessero far identificare questo ragazzo come un killer deciso a far strage su un aereo Usa», ha detto uno 007 alla rivista online Politico. Il portavoce della Cia Paul Gimigliano ha scaricato la responsabilità sul Centro Nazionale Antiterrorismo (Nctc), creato dopo l’11 settembre per il coordinamento dell’intelligence. L’allarme degli ultimi giorni ha rinfocolato le tensioni tra agenzie: da mesi c’è polemica su chi comanda tra il capo della Cia Leon Panetta e il Direttore dell’Intelligence Nazionale Dennis Blair. Nella bufera per aver detto, all’indomani del fallito attentato di Natale, che «il sistema ha funzionato,’, è finita anche il ministro della Sicurezza Interna Janet Napolitano, che oggi ha fatto mea culpa.
“Le nostre difese non avrebbero dovuto consentire a quell’individuo di salire a bordo”, ha scritto la Napolitano su Usa Today dopo che ieri Obama aveva parlato di “gravi falle” e “intollerabili errori” umani e del sistema. »Voglio che tutti si assumano le loro responsabilità”, aveva detto il presidente dalla vacanza alle Hawaii senza peraltro fare nomi. E sempre ieri per la prima volta un parlamentare repubblicano, il deputato dell’Indiana Dan Burton, ha chiesto le dimissioni della Napolitano: “Faccia come Babbo Natale, appena viene gennaio tolga il disturbo e se ne vada”.

“SUL FURGONE NON C’ERA ESPLOSIVO” «Non c’era esplosivo» nel camioncino sospetto che ha provocato l’evacuazione di Times Square, al centro di Manhattan. Lo ha indicato alla FoxNews il portavoce della polizia di New York, la Nypd, Paul Browne, confermando che a far scattare l’allarme è stato il fatto che il veicolo non possedeva targhe di immatricolazione, ma presentava sul parabrezza uno strano adesivo di polizia (falso secondo la stampa Usa). Browne ha precisato che la Nypd sta tentando di risalire al proprietario del camioncino.

Leggo