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KATE È STERILE… ANZI NO. “PRESTO UN FIGLIO”

kate,middleton,non,puo',avere,figli,kate middleton è incinta,kate middleton è sterile,news,notizie,notizia,attualità,gossipWilliam e Kate tornano nell’occhio della bufera del gossip: un magazine americano, In Touch Weekly, sentenzia in prima pagina che la neo duchessa di Cambridge non può avere figli. Una ‘rivelazionè che fa tremare i polsi ai sudditi di Sua maestà britannica, ed è mitigata solo dalle previsioni del biografo reale, certo al contrario che la coppia avrà figli nel giro di pochi mesi.

In Touch Weekly affida lo «scoop» a un «medico reale», che in realtà confermerebbe altre rivelazioni, affidate a una fonte vicina a Camilla Parker Bowles, la neo suocera di Kate. La giovane duchessa avrebbe «problemi di salute», «complicazioni sin da quando era piccola», che potrebbero «avere effetti sulla sua capacità di concepire», scrive il magazine, attribuendo le frasi alla stessa Camilla. Tanto basta per infiammare il gossip online: Kate «ha poco tempo per fare un figlio, al massimo nove mesi, poi sarebbe la prima a non essere rimasta incinta in 200 anni di storia della corona britannica».

Proprio sulla tradizione punta invece il biografo reale, Andrew Morton, che a N.1 Magazine ha predetto l’esatto contrario: Kate sarà incinta e presto. «Sulla base della tradizione reale, sono fiducioso che sarà in attesa nei prossimi pochi mesi», ha detto Morton: «Ogni regnante negli ultimi 200 anni ha avuto un figlio entro un anno e mezzo. Diana è rimasta incinta dopo tre mesi». Non solo: il biografo va oltre e profetizza che il nascituro «sarà femmina, in genere i piloti di elicotteri hanno delle bambine, e penso che nel nome ci sarà anche Diana».

Insomma, meno di un mese dopo il matrimonio regale, i media di gossip che avevano promesso di lasciar stare la coppia tornano all’attacco. Giusto due settimane prima delle nozze, sempre per rimanere in tema di eredi, un altro settimanale Usa, Star, aveva ‘sparato’ in prima pagina la notizia che Kate era già in dolce attesa, tanto da essere nervosa e irritabile per il fardello di segreti che si portava sulle spalle. Uno ‘scoop’ smentito addirittura dal Palazzo reale, ma che pure ha spinto tanti spettatori del matrimonio a cercare nelle pieghe dell’abito della sposa le prove, spingendosi a scorgere «una pancia sospetta». Kate può avere figli o no? Il nuovo tormentone dell’estate è partito, e rischia di accompagnarci per un anno e mezzo, se le previsioni reali incontreranno lo sfavore dei numeri, e la neo duchessa non romperà l’incantesimo.

LEGGO

Napolitano, non chiamatemi arbitro

Il patto che ci lega: raccolti in volume gli interventi del Presidente giunto a metà del suo settennato

napolitano01g.jpgLa formula, obbligata e noiosa come tutti i luoghi comuni, recita: i poteri del Presidente della Repubblica, in Italia, sono così vagamente descritti dalla Costituzione che ogni Capo dello Stato può interpretarli a suo modo, secondo il suo carattere, le sue ambizioni e, magari, le sue tentazioni.

Questa tesi, pur avendo, certo, un nucleo di verità, viene ripetuta così puntualmente da suggerire il ricorso ad altre strade per arrivare a comprendere se non la troppo impegnativa verità, anche se priva della maiuscola, almeno la più modesta realtà, parola che fa rima, ma non sempre ne è un sinonimo. La diversione, rispetto all’abituale schema logico, viene spontanea dalla rilettura dei principali discorsi dell’attuale inquilino del Quirinale. Giorgio Napolitano, infatti, arrivato alla metà del suo mandato presidenziale, non ha voluto aspettare la conclusione per raccogliere in un libro le sue esternazioni dal Colle. Con un curioso azzardo, le ha volute pubblicare ora, con l’evidente volontà di non trasformarle in una testimonianza per la storia, ma in un preciso indirizzo politico-costituzionale per la cronaca. Il volume, che compare oggi in libreria, è edito dal Mulino e si intitola significativamente Il patto che ci lega (pp. 227, e15).

La lettura dei testi, distribuiti nell’arco di tre anni e mezzo, induce, con una rigorosa coerenza di pensiero rispetto alla casualità delle occasioni cerimoniali, a rovesciare la tradizionale interpretazione sulle funzioni del Capo dello Stato, per affacciarne un’altra: è la trama storica dei mutamenti nella fisionomia della nostra Repubblica a costringere il Capo dello Stato a mutare anche il suo ruolo.

Quasi fino al termine del secolo scorso, la sostanziale condivisione, tra i partiti ma anche nella società civile, dei valori sui quali si fonda la nostra Costituzione consentiva al Presidente della Repubblica di limitarsi al ruolo di garante delle regole, così come l’interpretava il grande giurista austriaco Hans Kelsen. Con l’impegno a verificare il rispetto scrupoloso di quel testo fondamentale, considerato sostanzialmente immutabile. Napolitano, invece, si accorge che i tempi sono drasticamente cambiati. L’accentuata polarizzazione della vita politica e della sensibilità dell’opinione pubblica finisce per rischiare di rompere quel nucleo di valori e sentimenti condivisi senza il quale non funziona più il ruolo di «arbitro» delle regole, perché quelle norme non vengono più accettate come indiscutibili. Né quello di semplice custode di una carta che non suscita più una adesione comune di patriottismo nazionale.

I discorsi dell’attuale Presidente della Repubblica, allora, cercano di rielaborare una nuova pedagogia costituzionale che, da una parte, sia capace di ricostruire un insieme di valori proponibili a tutti gli italiani, in modo da legarli a quel «patto» repubblicano senza il cui riconoscimento è impossibile il semplice appello al rispetto delle regole. Dall’altra, si fa promotore di una revisione della nostra Carta fondamentale che possa «calarla nel divenire della società italiana e anche della società internazionale». Una apertura al cambiamento che non tradisce la Costituzione, anzi vuole valorizzarla, perché desidera che rispecchi, nella conservazione degli immutabili principi, le forme del mutamento della società e della politica italiana. Così da raccogliere di nuovo, intorno a quel testo, l’adesione sincera e non formale di tutta la comunità nazionale.

Il percorso del mandato di Napolitano è sicuramente difficile, perché si muove in bilico sulla differenza di parole e funzioni che non sono equivalenti e che non vanno confuse. Un esempio può bastare: quello tra il rifiuto, apparentemente poco comprensibile, di esercitare il ruolo di «arbitro» e la ostinata volontà di mostrare il massimo di imparzialità e di indipendenza tra le parti. Perché l’arbitro, pur nella formale equidistanza, alla fine è costretto a proclamare un vincitore, compito, invece, che non compete al Capo dello Stato, ma alla sovranità popolare. Mentre è riservata a lui la funzione di stringere il legame tra le istituzioni e i cittadini, di agevolare un dialogo costruttivo tra politica e giustizia, di rafforzare la coesione sociale in un momento di crisi economica.

Ardua, però, è anche quella ricerca giornalistica di una definizione riassuntiva e icastica per la presidenza Napolitano. Non solo perché la sua carica settennale al Colle è ancora a metà. Come ha insegnato la presidenza Cossiga, veramente a «double face» nell’arco del mandato, è azzardato anticipare il giudizio. Ma, per tornare alla tesi suggerita proprio dalla rilettura dei discorsi di Napolitano, le vicende della nostra attuale vita politica, così effervescente e imprevedibile, potrebbero indurre il Capo dello Stato a correzioni di rotta, anche sensibili. I doveri del mestiere, però, non permettono troppi scrupoli e ammettono l’errore che la quotidianità di un giornale, per fortuna, annebbia nella memoria dei lettori.

Il modo con il quale Napolitano esercita la sua funzione si potrebbe qualificare, allora, come il più «politico» tra quelli che hanno svolto i suoi predecessori al Quirinale. Con una avvertenza sull’accezione di questa parola che va intesa nel senso più alto. Nel significato di chi inventò questo termine, Aristotele, vuol dire saper indirizzare l’amministrazione della comunità dei cittadini per il bene di tutti. Qualcuno può affermare che, oggi, non ci sia bisogno di un signore che ci ricordi questa antica definizione?

LaStampa.it

«Il Chelsea su Hamsik». Il Napoli: «Non si tocca»

C_3_Media_928303_immagine_det.jpgNon si placano le voci che arrivano dall’Inghilterra di un interessamento del Chelsea per Marek Hamsik. Secondo il Daily Mail, sospeso il blocco del mercato, il club di Abramovich è a caccia di rinforzi eccellenti già nel mercato di gennaio. Fra i vari obiettivi dei Blues sembra esserci anche il giocatore slovacco del Napoli.

NON SOLO HAMSIK – Ancelotti ha chiesto al suo presidente uno sforzo sul mercato di riparazione visto che per un mese dovrà fare a meno dei vari Drogba, Essien, Mikel e Kalou, tutti impegnati in Coppa d’Africa. Nella lista della spesa del tecnico italiano, oltre a Hamsik, ci sarebbero anche Di Maria, Rodwell, Ribery e Aguero. Secondo quanto riporta invece il “Daily Star”, il Chelsea sarebbe pronto a investire 50 milioni di sterline (56 milioni di euro) per assicurarsi l’attaccante del Valencia, David Villa, e il difensore del Real Madrid, Sergio Ramos.

BIGON SMENTISCE – A replicare subito alle indiscrezioni inglesi su Hamsik, è stato il ds azzurro Riccardo Bigon ai microfoni di Sky Sport 24: «Non c’è stato nessun contatto né diretto né collaterale con il Chelsea per Marek. Hamsik resta con noi».

corrieredellosport.it

Un sms per non essere intercettati

70f969c21485ee716cfe12e7623f447e.jpgBasta un sms per avere un telefonino a prova di intercettazioni. E’ la nuova tecnologia software elaborata da un’azienda italiana. Il software si chiama PrivateGsm. La novita’ e’ che, al contrario di tutti gli altri software non ha bisogno di essere installato anche dai telefoni che ricevono la chiamata, ma solo da quelli che la fanno partire: infatti il programma invia un sms all’utente a cui si vuole telefonare, che contiene la ‘chiave segreta’ per decodificare la chiamata.

Ansa

GATTUSO, TACKLE SU KAKÀ “NON È PIÙ LO STESSO…”

20091112_e3e3.jpg“Real Madrid in difficoltà? Non mi sorprende” tuona con decisione Gattuso in un’intervista al Corriere della Sera in cui il centrocampista rossonero dice la sua sul momento difficile dei galacticos e dell’amico Kakà. “Sono una squadra sbilanciata e, per quel che so io, lavorano poco a livello fisico – ha continuato Gattuso – Ricky al Milan si allenava anche nei giorni di riposo e lavorando meno alla fine fai fatica” Pur archiviata la doppia sfida di Champions in casa Milan si continua a parlare di Real. A dieci giorni dall’intervento di Borriello sullo stato di forma di Kakà, caso rientrato dopo la gara, è Gattuso a dire la sua sulle Merengues e sul compagno dei recenti trionfi rossoneri.

Bari: Pm ‘Vendola non e’ indagato’

L’informativa dei Cc di cui parla Libero e’ una delle tante

b80a86c34d13bd89f50245770340e74c.jpgIl presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ‘non e’ indagato’ e a suo carico ‘attualmente non c’e’ alcun procedimento penale’. Lo ha detto il procuratore di Bari, Antonio Laudati, riferendosi a notizie pubblicate oggi da Libero. Laudati ha confermato l’esistenza di una informativa dei Carabinieri come riporta il quotidiano: ‘L’informativa di cui riferisce ‘Libero’ e’ una delle tante trasmesse in Procura da quando ci sono le indagini sulla sanita”.

Ansa

“Questa Europa non ha più niente da offrire” (Crocifisso nei luoghi pubblici)

Avvenire in un editoriale oggi sottolinea il “valore simbolico” dello stop dei giudici europei al Crocifisso nei luoghi pubblici. Si tratta di “mettere la fede dei cristiani tra parentesi e progressivamente relegarla nell’ambito privato e familiare”.

crocifisso2_280xFree.jpg“La Corte di Strasburgo ha aperto un varco pericolosissimo e ha riproposto una pratica che minaccia di diventare abitudinaria, in una certa Europa che sembra non avere più nulla da offrire ai propri figli, che siano traguardi da raggiungere o valori da condividere e preservare”. Lo scrive oggi Avvenire in un editoriale a firma di Domenico Delle Foglie, che sottolinea il “valore simbolico” dello stop dei giudici europei al Crocifisso nei luoghi pubblici. Si tratta di “mettere la fede dei cristiani tra parentesi e progressivamente relegarla nell’ambito privato e familiare”.

CALCIO: BLANC, JUVE NON DEVE PERDERE ALTRI PUNTI

jeanclaudeblanc180.jpg”I sette punti di vantaggio dell’Inter sono una distanza importante, ma il campionato e’ ancora lungo. Per una squadra che ha grandi obiettivi e’ importante non lasciare scappare troppi punti davanti”. Il presidente della Juventus Jean-Claude Blanc, oggi in Lega per l’assemblea straordinaria di serie A, ribadisce le ambizioni della Juventus. La Juve domani fa visita all’Atalanta: ”Dobbiamo trovare continuita’, quindi la partita di Bergamo sara’ importante. Sono ottimista visto il lavoro che abbiamo fatto e stiamo facendo a tutti livelli. Continueremo a lavorare, il campionato e’ lungo e poi vedremo”. La Juventus si trovera’ di fronte Antonio Conte, accostato dai media alla panchina bianconera, prima che la societa’ affidasse l’incarico a Ferrara: ”Sono due allenatori giovani, juventini – ha commentato Blanc – sara’ una bella sfida anche sotto questo punto di vista”.

Adnkronos

MUORE DI MENINGITE A BERGAMO “L’INFLUENZA A NON C’ENTRA”

20091104_49448_754779__and0383_6_7343585_medium.jpgUna donna di 53 anni è morta a Bergamo per meningite fulminante. Il decesso risale alla notte del primo novembre, ma la notizia si è diffusa soltanto nella giornata di oggi. La vittima, che era già gravemente malata, è stata colta da un improvviso malore mentre si trovava in casa. I familiari hanno allertato la guardia medica e nell’abitazione della donna sono intervenuti anche i sanitari del 118, che però nonostante i tentativi di rianimazione non sono riusciti a salvarla. La salma della donna è stata poi portata alla camera mortuaria degli Ospedali Riuniti di Bergamo, dove il riscontro diagnostico ha accertato che si è trattato di un caso di meningite fulminante. La causa del decesso è stata confermata anche dall’Asl. I medici assicurano che questo caso non ha nulla a che vedere con l’epidemia di influenza A H1N1.

Leggo

Crocifisso: Bruxelles non commenta

f95c672928e9d5eaeb029a9ba4a91ea7.jpgLa Commissione Ue non commenta la sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani sul crocifisso nelle scuole. Si tratta di una decisione che ”viene da un’istituzione che non appartiene all’Unione europea” e la questione ”e’ di esclusiva competenza dei paesi membri”, ha detto un portavoce. Il presidente della Commissione, Jose’ Manuel Barroso, ritiene importanti le radici cristiane dell’Unione, ma sulla questione specifica ‘non ha nulla da dire’.

Ansa