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Salute: gli infarti non sono tutti uguali. Quelli di mattina sono più gravi

test_medicina6.jpgGli attacchi cardiaci che avvengono di mattina sono più gravi di quelli che avvengono di notte. A sostenere che gli infarti miocardici acuti non sono tutti uguali è uno studio pubblicato sulla rivista Heart, da cui emerge che gli attacchi che si manifestano di mattina (tra le 6 e le 12) causano, rispetto a quelli che avvengono di notte (tra la mezzanotte e le sei di mattina) la morte di un 20% di tessuto cardiaco in più e un aumento del 21% di enzimi cardiaci “spia” (quelli che vengono rilasciati dalle cellule cardiache quando c’è in atto un infarto).

Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatori spagnoli dell’Ospedale Clinico San Carlos di Madrid che hanno analizzato i dati di 811 pazienti colpiti da un infarto miocardico con innalzamento del tratto ST – un particolare tipo di attacco di cuore causato da un blocco dell’afflusso di sangue per un periodo prolungato – ricoverati nel reparto di cura coronarica dell’ospedale spagnolo tra il 2003 e il 2009.
I ricercatori hanno calcolato a che ora i pazienti hanno avuto l’infarto, per poi rilevarne la gravità: e hanno calcolato che il maggior numero di soggetti ricoverati (269) lo aveva avuto tra le 6 e mezzogiorno, 240 lo avevano avuto tra le 12 e le 18, 161 tra le 18 e mezzanotte e altri 141 tra la mezzanotte e le 6 del mattino.
Dall’analisi dei dati è emerso che i pazienti che hanno avuto l’attacco tra le prime luci del giorno e la fine della mattinata sono risultati essere quelli con i danni maggiori: in questi pazienti sono infatti stati trovati, rispetto agli infartuati “notturni”, un 20% in più di tessuto cardiaco danneggiato e un livello superiore del 21% di enzimi-spia.

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ADDIO PILLOLA: ARRIVA IL GEL ANTICONCEZIONALE

20101026_massaggio-pancia.jpgIn futuro al posto della pillola contraccettiva si potrebbe usare un gel che si spalma sulla pelle e che non ha effetti collaterali. Il nuovo ritrovato è stato presentato al meeting della American Society for Reproductive Medicine, e i primi test, anche se su un numero limitato di pazienti, sono stati molto positivi. La crema ha come principio attivo il Nestorone, un ormone progestinico, e può essere spalmata su diverse parti del corpo, dalle braccia all’addome ai fianchi.

Il primo test ha riguardato 18 donne tra i 20 e i 30 anni, che dopo sette mesi di sperimentazione con 30 milligrammi di gel al giorno non hanno avuto nè gravidanze nè gli effetti collaterali comuni legati alla pillola. «Ovviamente i soggetti sono pochi, ma i risultati sono ottimi – spiega Ruth Merkatz dell’organizzazione no profit Population Council che ha condotto il test – ora proveremo il gel su un numero maggiore di personè. Uno dei vantaggi di questa formulazione, aggiungono gli esperti, è che potrà essere usata anche dalle donne che stanno allattando, che ora non possono prendere la pillola perchè interferisce con il latte.

LEGGO

Cioccolato, a ciascuno il suo

C_0_articolo_489922_listatakes_itemTake_0_immaginetake.jpgIrresistibile golosità, strumento di seduzione o alimento amico dello sport e dell’energia fisica: il cioccolato è tutto questo e molto altro. E’ soprattutto un universo di sapori e di vissuti, in cui ciascuno ha gusti e preferenze ben precisi. C’è chi apprezza il fondente, chi preferisce il sapore dolce e cremoso di quello al latte, chi non può fare a meno di aromi e sapori che si mixano a quello del cacao. Per stuzzicare il palato e il desiderio di qualcosa di buono, ora il cioccolato si può anche comporre su misura, mixando gli ingredienti preferiti, ma anche scegliendo la forma e il colore delle tavolette, anche in modo audace.

L’idea è semplice: l’amore per gli ingredienti sani e naturali e il fascino che viene  dalle infinite combinazioni a disposizione, arriva da Merano, in Alto Adige, con la complicità del Web il cioccolato ideale e completamente su misura. L’idea è della Miraqo Srl, azienda nata all’inizio del 2010 dall’iniziativa di una giovane coppia di sposi, Julia Ignatova e Holger Schöpf, che hanno trasformato in realtà il sogno dei “cioccomaniaci” del Terzo Millennio. Chi desidera “inventare” il suo cioccolato ideale non deve fare altro che collegarsi al sito www.miraqo.com: in poche e facili mosse si scelgono  gli elementi della tavoletta preferita, dal tipo di cioccolato (fondente, al latte, bianco), alla sua forma e al mix di ingredienti preferiti, come frutta fresca e secca, fiori, aromi, esplorando una serie infinita di ingredienti e di sapori. Una volta realizzato il proprio mix si fa un ordine online, si paga con carta di credito o bonifico bancario e si riceve il prodotto a casa propria per mezzo di un corriere, in Italia o da tutta Europa, in un periodo di tempo che varia dai 2 ai 10 giorni a seconda del tipo di spedizione prescelto.

C_0_articolo_489922_listatakes_itemTake_1_immaginetake.jpgTutto è possibile: si può scegliere tra fragole, ciliegie, arancia, frutta secca, spezie esotiche come il cumino e il coriandolo, fiori e aromi vari, ma anche decorazioni e combinazioni ardite e voluttuose. E per chi vuole fare un regalo davvero originale e unico può anche imprimere un messaggio ad hoc sulla confezione, trasformandola in un vero oggetto da collezione.

Gli ingredienti utilizzati sono sempre di primissima scelta: dalla cioccolata di prima qualità, all’utilizzo di prodotti locali e completamente naturali, come ad esempio le fragole della Val Martello o le albicocche della Val Venosta (a cui presto si aggiungeranno tanti altri prodotti tipici provenienti da ogni regione), ad ingredienti provenienti da coltivazioni biologiche o dal commercio equo e solidale per garantire il massimo della qualità. L’obiettivo di Miraqo è realizzare insieme ai suoi clienti un prodotto fuori dal comune. L’azienda sudtirolese è stata fondata da Julia Ignatova e Holger Schöpf all’inizio del 2010. e la produzione ha luogo a Merano, in provincia di Bolzano.

TGCOM

Il problema numero uno delle donne, la cellulite

La cellulite è il problema numero uno delle donne, almeno dal punto di vista estetico. Sul mercato della medicina estetica si affacciano ogni anno nuovi trattamenti che promettono di migliorare o addirittura eliminare la formazione della panniculopatia fibro sclerotica (termine medico con cui ci indica la cellulite). Si va dalla semplici creme agli interventi piu’ invasivi coma la liposuzione o liposcultura assistita con il laser. Un trattamento in voga negli ultimi tempi è rappresentato dalla cavitazione estetica, si tratta di una procedura effettuata con gli ultrasuoni. Utilizzati fin dagli anni 60 si è intuito che potevano essere utili anche in campo estetico per combattere la cellulite. Nel 2005 infatti viene presentato a Milano il primo macchinario da utilizzare proprio per affrontare la panniculopatia.

In cosa consiste la cavitazione estetica?

Le onde sonore a bassissima frequenza e quindi non udibili all’ orecchio umano formano delle microbolle nella zona colpita dall’ alterazione del tessuto, lì dove c’è la cellulite, che si gonfiano fino ad implodere. Gli adipociti vengono sciolti e drenati esternamente in maniera naturale tramite l’attività renale oppure per facilitare l’espulsione ci si aiuta con un massaggio linfodrenante. Non c’è bisogno di nessuna anestesia e non ci sono cicatrici, la paziente percepirà un leggero calore nella zona dove verrà passato il manipolo che invierà ultrasuoni. Per ottenere dei risultati soddisfacenti ci sarà bisogno di effettuare dalle 8 alle 12 sessioni a distanza almeno 4-5 giorni una dall’ altra, ma già dal terzo trattamento sono visibili i primi risultati. Il costo di una seduta di cavitazione estetica si aggira sulle 100 euro, ovviamente dipende dal professionista che pratica la terapia, dal centro estetico e anche dalla città dove viviamo.

Salvatore Caruso

Due ore di videogiochi per l’occhio pigro

nintendo_b1.jpgIl piccolo Ben, un bimbo inglese, rischiava di perdere completamente la vista dal suo occhio sinistro, visto che soffriva di ambliopia, un’alterazione della vista conosciuta comunemente con il nome di occhio pigro», dovuta al fatto che il cervello sceglie» di privilegiare le informazioni che gli provengono da uno so dei due occhi invece che da entrambi. In questo modo l’occhio «escluso» diventa sempre meno «importante» per la vista e la sua funzione viene progressivamente persa. L’unica cura efficace per questa situazione è mettere una benda all’occhio «sano» per diverse ore al giorno in modo da costringere il cervello a utilizzare le informazioni che gli provengono dall’occhio «pigro», cehe così viene un poco alla volta riabilitato.

Ma i bambini sono molto resistenti a questa terapia: spesso si tolgono la benda oppure si vergognano di averla in presenza degli amici. A questa resistenza ha probabilmente trovato una soluzione efficace il dottor Ken Nischal del Great Ormond Street Children’s Hospital di Londra, che ha «prescritto» al piccolo Ben almeno due ore al giorno di videogiochi su una delle due più diffuse consolle portatili della Nintendo: il Ds e il Gameboy , ma con l’occhio «buono» bendato.

LA TERAPIA – Ben, incurante di una vistosa benda blu con disegni spaziali, gioca con il suo gemello Jake a «Super Mario Kart», un gioco di guida ambientato nello stravagante mondo dell’idraulico, mascotte di Nintendo. Secondo Maxine, madre del piccolo, grazie a una sola settimana di cura la capacità visiva di Ben sarebbe aumentata del 250 per cento. «Quando ha iniziato la terapia non riusciva a riconoscere i nostri volti con il suo occhio pigro – ha detto la donna – mentre ora riesce a leggere, anche se il suo occhio sinistro è ancora ben lontano dall’aver acquisito una normale funzionalità». Come è intuibile «obbligare» un bambino a due ore di videogiochi è un tipo di trattamento che risulta gradito, ma aldilà dell’aspetto ludico rappresenta un’ottima forma di allenamento poiché costringe l’occhio a continui movimenti alla ricerca del migliore punto di focalizzazione. Inoltre una consolle è per un bambino un oggetto familiare e facile da usare e consente ai medici di velocizzare i tempi di cura.

Ora è scientificamente provato “Si può morire per amore”

Si chiama sindrome di Tako-Tsubo, o cardiomiopatia da stress, ed è una malattia rara definita anche ‘sindrome da crepacuore’ o da cuore spezzato

298270-cuore.jpgSembra infarto, ma non è. Si chiama sindrome di Tako-Tsubo, o cardiomiopatia da stress, ed è una malattia rara che all’inizio veniva confusa con l’assai più comune (e più pericoloso) infarto del miocardio. I pazienti arrivano in pronto soccorso con i caratteristici sintomi dell’infarto: dolore acuto al petto, un elettrocardiogramma con le alterazioni tipiche e il rilascio di quegli enzimi associati con la frequente malattia del cuore. Ma appena si effettua una coronarografia per cercare il punto in cui si è creata l’occlusione che impedisce al sangue di arrivare al cuore, cosa che nell’infarto provoca la morte di molte cellule, non si trova nulla.

Molti l’hanno anche definita «sindrome da crepacuore», o da cuore spezzato: colpisce soprattutto le donne in un periodo successivo alla menopausa, quando non sono più protette dall’ombrello ormonale estrogenico, e si associa nell’80% dei casi a forti stress emotivi, come per esempio dei lutti. È per questo motivo che spesso viene assimilata al «crepacuore».

Un team di cardiologi, Leda Galiuto, Alberto Ranieri De Caterina, Angelo Porfidia, Lazzaro Paraggio, Sabrina Barchetta, Gabriella Locorotondo, Antonio G. Rebuzzi del dipartimento di Medicina cardiovascolare dell’Università Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma, guidato da Filippo Crea, hanno individuato il meccanismo che è alla base di questa curiosa patologia e hanno appena pubblicato un articolo sullo European Heart Journal, rivista della European Society of Cardiology. Un articolo che è già fra i cinquanta più letti nel settore.

«Nell’80% dei pazienti i sintomi rientrano spontaneamente dopo un paio di settimane senza lasciare traccia – spiega Filippo Crea – mentre negli altri casi il danno persiste. Il punto è che il danno causato dalla sindrome è nel cuore, ma non nelle coronarie. Quello che noi abbiamo cercato di spiegare è il meccanismo che porta all’insorgenza di questi sintomi». Per effettuare questo studio il gruppo guidato da Crea ha studiato quindici donne di età media 68 anni per un mese. Grazie a questo studio, per la prima volta si è riusciti a individuare il meccanismo fisiopatologico della malattia.

«Ci siamo concentrati sulla regione apicale del cuore – spiega la prima autrice Leda Galiuto, ricercatrice presso l’Istituto di Cardiologia della Cattolica – perchè è lì che è ubicata la disfunzione, tanto che il cuore assume la caratteristica forma a palloncino o, come hanno osservato i giapponesi, a forma di cesta per raccogliere i polipi, il Tako-Tsubo è appunto il nome di questa cesta in giapponese». L’ipotesi dei ricercatori era che il meccanismo che condiziona la disfunzione risiede nello spasmo dei piccoli vasi coronarici, il cosiddetto microcircolo coronario.

«Per dimostrare la veridicità della nostra ipotesi abbiamo utilizzato l’ecocontrastografia miocardica, una metodica di cui siamo pionieri e che consente di studiare in modo selettivo, sicuro, poco costoso e a letto del paziente proprio il microcircolo coronario», spiega Galiuto. «Il microcircolo gioca un ruolo importante nelle malattie cardiache – aggiunge l’ordinario di Cardiologia della Cattolica Filippo Crea – e l’intensa vaso costrizione di questi piccoli vasi non si può normalmente apprezzare in una coronarografia». I ricercatori sono riusciti anche a dimostrare che questo spasmo microvascolare è reversibile e che una volta superata la fase acuta, si risolve anche la disfunzione microvascolare alla base dei sintomi osservati.

«Nel paziente normalmente non rimangono danni perchè la riduzione nell’apporto di sangue è sì abbastanza grave da non fornire energia sufficiente al cuore per contrarsi, e di qui la forma ‘a palloncinò, ma non così grave da determinare la morte delle cellule cardiache come invece avviene in un infarto», conclude Crea.

AGI

Pillola per dimagrire senza effetti collaterali

405-fitness-palestra-reggio-emilia.jpgUn nuovo farmaco per dimagrire riapre le speranze di quelle persone che vogliono perdere peso, più o meno velocemente, facendo poco esercizio fisico ed evitando l’ultima dieta del momento. Le diete per dimagrire non sempre si riescono a seguire, serve costanza e forza di volontà. Tanto meno molti riescono ad esser costanti con gli esercizi per dimagrire. In alcuni casi l’unica soluzione sembra essere il ricorso ai farmaci ma, fino ad ora, nessuno sembra aver dato dei buoni risultati, salvo alcune eccezioni che però presentavano dei gravi effetti collaterali.

Nel 2008 venne ritirato dal mercato il Rimonabant, un farmaco per dimagrire che si dimostrò dannoso per la salute in quanto portava ad ansia e a depressione. Uberto Pagotto, endocrinologo presso l’Università di Bologna e coordinatore dello studio che sta testando il nuovo farmaco, spiega che a differenza del medicinale per dimagrire ritirato dal mercato, la nuova sostanza sembrerebbe non presentare effetti avversi sulla psiche. I risultati della sperimentazione, condotta per il momento su alcune cavie, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Cell metabolism (Aprile 2010).

I ricercatori hanno testato l’azione di farmaci per dimagrire, simili al Rimonabant, su una popolazione di circa 180 topi divisi in quattro gruppi. Il primo gruppo, quello di controllo, ha seguito una dieta magra, gli altri tre hanno invece seguito una dieta super-calorica. I tre gruppi sottoposto alla dieta calorica sono stati trattati in tre diversi modi: uno non è stato sottoposto a nessun trattamento, ad uno sono stati somministrati dei farmaci con un azione esclusivamente periferica mentre all’altro dei farmaci con un azione periferica e cerebrale. Il gruppo alimentato con una dieta calorica che non ha assunto nessun farmaco ha aumentato del 30 per cento il grasso corporeo, gli altri due gruppi hanno invece mantenuto il peso iniziale senza scostarsi da quello a dieta magra. I ricercatori sono molto soddisfatti dei risultati. Stando a quanto osservato, l’efficacia delle molecole anti-grasso non è solo legata all’azione encefalica ma può manifestarsi anche a livello periferico interagendo con le terminazioni nervose del tessuto adiposo, del fegato e dei muscoli.

Uberto Pagotto spiega che è possibile avere un effetto dimagrante, senza effetti collaterali, spegnendo i recettori dei cannabinoidi CB1 (sui quali agiscono i farmaci anoressizanti) solo negli organi periferici senza agire sul cervello. I risultati, anche se per il momento sono frutto di uno studio condotto solo su dei topi, dimostrano che per dimagrire non serve un farmaco che riduca l’appetito ma è sufficiente un farmaco che agisca sul metabolismo energetico che porta a bruciare più calorie.

Universonline.it

Sterilità maschile: attenzione alla Coca Cola

img.php.jpgI risultati della ricerca condotta dalla dottoressa Tina Kold Jensen preso il Rigshospitalet di Copenhagen, non piaceranno agli amanti della Coca Cola, la bevanda analcolica preferita in assoluto da grandi e piccoli. Test scientifici hanno dimostrato che, se assunta in dosi eccessive, può diminuire la produzione di spermatozoi, fino a mettere a repentaglio la fertilità maschile. Lo studio è stato condotto su un campione di circa 2500 uomini, monitorando la tipologia di cibo ingerito e la quantità di sperma prodotto.

Analizzando i risultati è emerso che coloro i quali bevevano dosi limitate di Coca Cola e adottavano uno stile di vita più sano ed equilibrato avevano una media di 50 milioni di spermatozoi per millimetro, mentre coloro che assumevano più di un litro al giorno registravano una diminuzione di circa il 30%. I ricercatori affermano che il problema non dovrebbe riguardare la caffeina contenuta nella bibita, ma la tipologia di cibo che solitamente l’accompagna. Si tratta di un’alimentazione fortemente carente di frutta e verdura; sembrerebbe, dunque, più veritiera la versione che sia un mix tra le due componenti a rappresentare la fonte del problema, piuttosto che la sola bevanda. Gli studiosi, però, non si sbilanciano e sottolineano l’importanza di condurre ulteriori e approfondite indagini per identificare la giusta correlazione tra la sterilità maschile e la bevanda zuccherina. Potrebbe essere una sostanza contenuta nella bibita a provocare tale reazione nell’uomo, ma attualmente la formula della Coca Cola rimane ancora segreta. Nessuno infatti conosce la vera identità dell’ingrediente segreto, capace di conferirle quel sapore unico ed inconfondibile.

PRIMAPRESS

Vado in palestra e nessuno mi fermerà

Metà di coloro che si iscrivono desiste entro i primi tre mesi. Ecco, allora, come non fare la stessa fine. Quattro esperti spiegano come partire con il piede giusto

palestrac1_c1--140x180.jpgTerminato l’inverno, il nostro corpo, magari un po’ appesantito e con qualche acciacco di troppo, reclama «movimento». Ma che cosa fare? Se si fa parte della categoria «sportivi» grandi problemi non ci sono: obiettivi, attività e programmi già definiti. Differente è la situazione di chi, per pigrizia o mancanza di tempo, si ritrova inserito nella categoria, ben più numerosa, dei «sedentari». In questo caso, dilemmi e timori possono essere innumerevoli. Da quelli più frequenti: «Ce la farò? Dove trovo il tempo?». A quelli più specifici: «Meglio iscriversi ad una palestra, correre o organizzarmi in casa con tanto di cyclette e manubri?». Quesiti più che comprensibili per chi si ritrova ad affrontare non solo una nuova esperienza, ma anche e soprattutto un cambiamento improvviso del proprio stile di vita. Perché, in definitiva, di questo si tratta. L’attività fisica ha senso ed efficacia solo se si abbina ad una maggiore attenzione nei confronti dell’alimentazione, del fumo, dei cicli sonno-veglia. Insomma, se l’obiettivo è modificare la qualità di vita, la sola sgambatina mattutina non è sufficiente.

D’altronde, ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, migliorare equilibrio, coordinazione e resistenza alla fatica, rallentare l’osteoporosi o addirittura evitarla, perdere peso e stabilizzarlo, potenziare le proprie capacità intellettive, memoria e concentrazione su tutte, essere più reattivi ed efficienti, persino sotto le lenzuola, meriteranno pur qualche sacrificio. Importante è affrontare la novità nel migliore dei modi. E per questo quattro esperti ci danno le «coordinate» giuste per centrare l’obiettivo, ovvero per far sì che la nostre scelta non si trasformi in una delusione o, ancor peggio, in una resa.

PIÙ FACILE SE SI È INNAMORATI – «Vi sono due fattori motivanti extra-sportivi ed extra-salutistici — dice Willy Pasini, docente di psichiatria alla Facoltà di Medicina di Milano e all’Università di Ginevra — che fungono da incentivo per chi, a digiuno di una qualsiasi esperienza motoria, si avvia a percorrerla. Il primo è di tipo sociale e prevede, per chi corre, va in bicicletta o in palestra, la condivisione di queste esperienze con amici. Il secondo è di tipo affettivo: la ragione sentimentale e soprattutto l’innamoramento sono il maggiore stimolo per abbattere i chili in più e un identico discorso vale per la pratica di un’attività sportiva, tra l’altro spesso strettamente collegata proprio alla volontà di dimagrire». E chi non può contare né su amici, né su una nuova relazione? «Allora, deve scattare la motivazione salutistica: faccio movimento perché voglio stare meglio». C’è un identikit di chi, per proprie caratteristiche, è più adatto ad iscriversi ad un centro fitness, piuttosto che ad esercitarsi in casa propria? «Le persone sono per loro natura “maratoneti” o “sprintisti”. I primi sono centrati su se stessi e su ciò che il proprio corpo è in grado di produrre, escludendo totalmente un “pubblico”. Quindi, per loro home fitness, o corsa. I secondi, più estroversi e creativi, hanno bisogno di differenziare le attività e della presenza degli altri. Bene, per questa categoria, la palestra e i vari corsi di gruppo».

MEGLIO LASCIARSI GUIDARE – Le statistiche dicono che circa la metà delle persone che si iscrivono ad una palestra finisce per abbandonare nei primi tre mesi di attività… Inevitabile? «Lo si può e lo si deve evitare — commenta Monica Goccilli, responsabile comunicazione e immagine di un noto centro fitness —. E’ evidente che servizi offerti, igiene degli ambienti, attrezzature, varietà dei corsi e, non ultimo, tariffe abbastanza economiche sono tutti elementi che hanno un certo peso, ma che spesso non sono sufficienti. Deve scattare qualcosa: all’inizio si fa fatica, non si può negarlo, i risultati non sono ancora evidenti e lo scoraggiamento è sempre dietro l’angolo. L’unica arma davvero utile per invertire la rotta è il supporto del trainer. Una figura a cui oggi si chiede oltre che competenza tecnica, anche una buona dose di doti umane. Spesso chi si iscrive in una palestra lo fa per rimettersi in sesto, nel più vasto senso del termine: può arrivare anche la neo-separata che vuole rifarsi una vita, come l’uomo che non riesce ad accettare il tempo che avanza. Il trainer deve riuscire a stabilire un rapporto e fornire le giuste motivazioni. E’ questo il vero segreto che sta dietro al successo di alcuni centri fitness rispetto ad altri».

GUAI AD AVERE FRETTA – «A prescindere dall’obiettivo che vi siete prefissati — tonificarvi, perdere peso, ritrovare la forma – nelle prime sedute, specie se siete un po’ arrugginiti — raccomanda Claudio Trachelio, ex azzurro di atletica leggera e docente di Teoria e metodologia dell’allenamento all’Università Cattolica di Milano — iniziate con un training piuttosto basso: per intenderci, 5-6 minuti di cyclette o di camminata veloce sono più che sufficienti. Evitate di alzare eccessivamente la frequenza cardiaca e, se avete problemi alle articolazioni di caviglia e ginocchio, preferite la bike. Non abbiate fretta di superare questa fase, ma soprattutto non saltatela, perché il lavoro di adattamento cardiovascolare è necessario per proseguire senza andare incontro a inconvenienti. Indispensabile anche lavorare sui muscoli per assumerne di nuovo il controllo. Concentratevi su addominali, glutei e soprattutto pavimento pelvico, spesso trascurato pur essendo l’unico gruppo muscolare in grado di stabilizzare la schiena. Meglio iniziare a lavorare con le macchine isocinetiche, più sicure dei pesi liberi, perché consentono di esercitare una tensione e una velocità di esecuzione costanti. Infine, non tralasciate mai esercizi di stretching per quadricipiti e braccia, procedendo sempre con gradualità e cautela».

L’OK DEL MEDICO NON SOLO PER FORMALITÀ – Oggi si può intraprendere un’attività motoria amatoriale organizzata solo se in possesso di un certificato di idoneità all’attività non agonistica. Di che si tratta? «Non è altro che il vecchio certificato di buona salute che ha cambiato nome, ma non sostanza — precisa Bruno Carù, past president della Società italiana di cardiologia dello sport —. Può essere rilasciato anche dai medici di base. Ma diverso è se lo rilascia lo specialista in medicina dello sport, vincolato a eseguire esame clinico, elettrocardiogramma a riposo, analisi del sangue. D’altronde, spesso i tanti Giuseppe e Giovanni che fanno la partitella scapoli-ammogliati, si impegnano tanto quanto Ronaldinho ed Eto’o nel derby Milan-Inter. Tant’è che negli States, nel solo 2008, si sono registrati ben 128 decessi per motivi cardiaci proprio durante la pratica di attività ludiche. Un attento controllo medico per verificare la propria efficienza fisica ed evitare rischi di patologie più o meno gravi può davvero fare la differenza. Anche per il medico che lo effettua, dal momento che legalmente i due tipi di certificato hanno identica valenza».

Mabel Bocchi

Arriva il superpomodoro nella lotta contro il cancro

pomodori-250.jpgNon è un Ogm. Ma il superpomodoro viene presentato dai ricercatori come un’eccezionale strumento di prevenzione del cancro. E’ stato creato all’Istituto di Chimica biomolecolare Cnr di Napoli, incrociando corredi genetici di alcune varietà di pomodori neri e linee di San Marzano. La sua arma in più, rispetto ai normali pomodori, è un maggior contenuto di antiossidanti, che proteggono la membrana cellulare ed il suo contenuto dagli attacchi dei radicali liberi.

Questa novità è stata presentata in occasione della ”Settimana di Prevenzione del Tumore alla Prostata”, da Mauro Dimitri, presidente della World Foundation of Urology. Questa invenzione “contiene anche una nuova famiglia di antiossidanti chiamata ‘Antocianine’ riconosciute per il loro ruolo di protezione in alcune sindromi metaboliche come quelle cardiovascolari, diabete, obesita’ ed elevati livelli di colesterolo e trigliceridi. Degli esperimenti condotti hanno inoltre dimostrato la perdita di solo il 20% dell’attività antiossidante totale a 300 gradi per 5 minuti”.