Archivi categoria: esteri

Il sì reale di William e Kate – Foto e Video

bacio_01_672-458_resize.jpg

Londra è in festa per il «sì» reale di William e Kate. «I will»: la voce degli sposi nell’abbazia di Westminster risuona in un evento planetario trasmesso via satellite e via Internet per un pubblico di oltre due miliardi di persone. Eppure, nonostante un’audience globale, nonostante una folla festante di decine di migliaia di persone lungo il percorso nelle strade di Londra, quella del principe secondo in successione al trono d’Inghilterra e della ex commoner Catherine Elizabeth Middleton è comunque una storia d’amore. Gli sposi si sono scambiati le promesse nuziali e l’arcivescovo di Canterbury li ha dichiarati marito e moglie nella splendida cornice dell’abbazia di Westminster a Londra. Lei ha pronunciato il suo giuramento di rito con un filo di voce e guardando negli occhi il suo sposo. La fede nuziale, che indosserà solo la sposa, è stata realizzata con oro del Galles, estratto da una miniera da cui provengono le fedi della Famiglia reale. Due i baci, breve e timido il primo, un po’ più audace il secondo, che i novelli sposi si sono scambiati affacciandosi al balcone del palazzo reale e rispettando perfettamente il copione, senza strafare.

FOLLA DI FAN – Il saluto dal balcone di Buckingham Palace, illuminato da un atteso sole su Londra, è stata anche l’ultima sequenza ad essere ripresa dalle telecamere: dopodiché è calato il sipario mediatico sul matrimonio, che continua nei ricchi saloni del palazzo reale. Agli ospiti sono stati offerti diecimila tartine, otto piani di torta nuziale e champagne Pol reserve Brut. La festa prosegue anche in strada, dove la febbre da matrimonio reale ha portato più di un milione di persone – scrive il Sun – assiepate dietro le transenne lungo il percorso reale o nei parchi davanti ai maxischermi, per seguire le nozze da favola. La gente ha salutato con grida di giubilo i reali al loro passaggio: prima il principe William e il testimone-fratello Harry arrivati in limousine all’abbazia di Westminster, poi il principe Carlo e la consorte Camilla e infine la Regina con il principe Filippo. Dopo di loro la sposa Kate, che ha sfoggiato in mondovisione il suo abito bianco. Scatenati i fan all’uscita di Kate e William dall’abbazia. Tra le urla della folla, i due sposi si sono avviati verso la carrozza reale, ma William ha tuttavia commesso un errore, sedendosi dalla parte sbagliata e mostrando le spalle alla strada. Un defaillance dovuta forse alla tensione. Più rilassata, invece la sposa, che ha camminato al suo fianco con il portamento eretto ed elegante di una navigata principessa. «Sei felice?» ha detto lei a lui scendendo dalla carrozza.

Il momento del sì Il momento del sì Il momento del sì Il momento del sì Il momento del sì Il momento del sì Il momento del sì

GLI SPOSI – Regia perfetta per la cerimonia altamente coreografica, 19oo gli invitati in tutto. La Middleton, da vera principessa delle favole, ha fatto il suo ingresso, con un solo minuto di ritardo, nell’abbazia di Westminster. L’abito bianco che ha scelto di indossare è stato disegnato da Sarah Burton, la direttrice artistica di Alexander McQueen, il grande designer britannico scomparso l’anno scorso a 40 anni. Il vestito della sposa è ispirato a quello di Grace Kelly: uno scollo a v, maniche lunghe di pizzo, uno strascico di tre metri. Sui capelli, il diadema prestato ala Middleton dalla Regina Elisabetta. Accompagnato dal padre, Kate ha camminato raggiante ma emozionata lungo la navata, seguita dal corteo delle damigelle d’onore e dei paggetti. All’entrata, la sorella della sposa Philippa, le ha raccolto lo strascico. «I love you, You look beautiful» le prime parole che ha pronunciato William alla sua Kate. Il principe ha indossato l’uniforme di colonnello delle Irish Guards (casacca rossa con fascia azzurra, guanti bianchi, ma non il cappello di pelle di orso). Ha passato la notte a Clarence House, la casa del padre Carlo a Londra. Quando Kate è arrivata all’altare con il padre, lo sposo ha anche scherzato col suocero: «Ma non doveva essere un piccolo matrimonio di famiglia?».

La sposa La sposa La sposa La sposa La sposa La sposa La sposa

LA FAMIGLIA – Ha vinto chi aveva scommesso sul giallo: giallo canarino è infatti la tinta scelta da Elisabetta II per le nozze di suo nipote. La regina è stata l’ultima ad arrivare in cattedrale prima della sposa. Prima di lei erano giunti il principe Carlo e la Duchessa di Cornovaglia, in grigio pallido. E prima ancora il Duca di York e le principesse Beatrice ed Eugenia, con stravaganti cappelli, preceduti dai membri della Famiglia Reale allargata (il Duca e la Duchessa di Kent, il principe e la principessa Michael di Kent e la principessa Alexandra. Carol Middleton, la mamma di Kate, ha scelto un vestito grigio-celeste con un soprabito in tinta chiuso da una decorazione ed un cappello a falda larga ornato da un fiocco. «Che giornata meravigliosa!» avrebbe commentato al termine della cerimonia la Regina, con un sospiro di felicità. Clima di festa, ma anche qualche battibecco: durante la parata di ritorno, dall’abbazia di Westminster a Buckingham Palace, si sono visti il principe Carlo e Camilla, la duchessa di Cornovaglia, impegnati in un’animata conversazione.

Lo sposo Lo sposo Lo sposo Lo sposo Lo sposo Lo sposo Lo sposo

VIP E TESTE CORONATE – Già dalle 9:30 (ora italiana) della mattina hanno cominciato a prendere posto a Westminster i primi invitati alle nozze, 1900 in tutto (solo 600 quelli che però parteciperanno alla colazione in piedi a Buckingham Palace e 300 gli “happy few” invitati al pranzo serale offerto dal principe Carlo). Presenti le teste coronate d’Europa (tra gli altri, i principi delle Asturie, Felipe e Letizia, con la regina Sofia di Spagna; Harald e Sonia di Norvegia, Guglielmo e Maxima d’Olanda, Haakon e Mette Marit di Norvegia; Vittoria di Svezia e suo marito Daniel) e gli emiri del Medio Oriente. In abbazia anche il premier David Cameron con la moglie Samantha, che ha scelto di non indossare il cappello, un gesto che sembra un clamoroso «strappo» alla tradizione. Numerosi anche i vip presenti come la coppia David e Victoria Beckham, Elton John e il suo compagno David Furnish, il regista Guy Ritchie. Tra gli ospiti anche Chelsy Davy, la ragazza che è stata a lungo la fidanzata del principe Harry e che si dice abbia ripreso i rapporti con lui, fasciata in un abito verde acqua firmato dall’italiana Alberta Ferretti.

Gli ospiti Gli ospiti Gli ospiti Gli ospiti Gli ospiti Gli ospiti Gli ospiti

I COMMENTI E IL FUORI PROGRAMMA – Naturalmente durante e dopo la cerimonia si sono inseguiti e accavallati i commenti. Sugli abiti, sui cappellini, sulle uniformi, sugli invitati. E anche sugli sposi. Una delle esperte di vicende legate alla monarchia britannica, Jennie Bond, ha per esempio commentato per la Bbc il bacio tra i novelli sposi e la reazione della folla. «Tutti stavano aspettando il bacio: il primo è stato un po’ troppo sobrio e frettoloso. La folla voleva qualcosa di più, e William e Catherine se ne sono accorti». Dopo il secondo, «il pubblico è impazzito». Per tutto il resto della cerimonia, invece, la folla è stata «leggermente più contenuta» di quanto si aspettasse Bond. «C’è stato più realismo e un sentimento calmo durante la giornata», ha spiegato, aggiungendo che «i due episodi che hanno fatto eccezione sono stati quelli del bacio e dell’arrivo della carrozza». Ma va anche detto che Wiloiam e Kate hanno anche saputo imporre i propri desideri anche non convenzionali. Gli alberi lungo la navata dell’abbazia sono un desiderio realizzato di Catherine, che ha insistito nonostante le tante perplessità di Buckingham Palace. E di William invece l’idea di far addobbare una Aston Martin decapottabile blu con palloncini a forma di cuore e nastri colorati, con uno stile più da film americano che da tradizione british, per trasferirsi con la sua sposa da Buckingham Palace a Clarence House. Un fuori programma tuttodegli sposi che non era certo compreso nel severo cerimoniale di corte.

 

 

 

 

 

 

 

 

CLICCA QUI PER VEDERE LE ALTRE FOTO

Fonte: Corriere.it

Birmania, liberata Aung San Suu Kyi

0LBTNSCF--140x180.jpgAung San Suu Kyi è finalmente libera: è apparsa ai cancelli della sua abitazione e ha salutato commossa la folla di sostenitori che si era radunata appena si era diffusa la notizia a Yangon. Oggi scadevano i 18 mesi di arresti domiciliari, che le erano stati inflitti per il tentativo di raggiungerla da parte di un americano, dopo la condanna a precedenti sette anni che le erano stati comminati dalla giunta birmana, che sommati a ulteriori condanne hanno portato a quasi 15 gli anni di arresti domiciliari per il premio Nobel per la pace

MIGLIAIA AD ACCOGLIERLA – La notizia si è subito diffusa tra i sostenitori della leader dell’opposizione birmana, che sono accorsi in migliaia davanti alla sua abitazione per festeggiare la liberazione, che è avvenuta la settimana dopo le elezioni-farsa (secondo gli osservatori occidentali) volute dalla giunta militare. I primi a entrare nell’abitazione di Aung San Suu Kyi sono stati il suo medico personale e il legale, il quale il 30 settembre, quando era stata annunciata la liberazione della donna per il 13 novembre, aveva dichiarato: «Ci crederò quando la vedrò». Funzionari birmani sono entrati nell’abitazione di Aung San Suu Kyi verso le 17 (le 11,30 in Italia) per leggerle l’ordine di liberazione emesso dalla giunta. «Adesso è libera», ha detto il responsabile birmano anonimo.

LE PRIME PAROLE – Il Nobel è poi apparso ai cancelli della sua abitazione. «Dobbiamo lavorare assieme per raggiungere il nostro obiettivo», sono state le prime parole di Suu Kyi, la quale ha chiesto ai suoi sostenitori di riunirsi domenica a mezzogiorno (alle 6,30 in Italia) al quartier generale del suo partito, la Lega nazionale per la democrazia (Lnd), per ascoltare il suo primo discorso ufficiale. «C’è un tempo per restare tranquilli e un tempo per parlare», ha concluso prima di ritornare in casa per un incontro con i dirigenti della Lnd.

ITALIA – Per il ministero degli Esteri italiano la liberazione di Aung San Suu Kyi «è il frutto dell’azione di sostegno e di ininterrotta solidarietà espressa dalla comunità internazionale: un’azione che ha visto impegnata l’Italia, la Farnesina e il ministro Frattini personalmente, e l’Ue nelle sue diverse articolazioni, incluso il rappresentante speciale dell’Ue on. Fassino», ha detto il portavoce della Farnesina Maurizo Massari, che «auspica che la liberazione rappresenti un primo segnale di apertura del governo di Rangoon per avviare un dialogo con l’opposizione e un processo di apertura sul fronte delle libertà democratiche e il rispetto dei diritti che è fortemente auspicato dalla comunità internazionale». Il rilascio di Aung San Suu Kyi è «un passaggio essenziale e decisivo per la Birmania», ha dichiarato a Sky Tg24 Fassino, inviato speciale dell’Unione Europea per la Birmania.

CORRIERE

Pakistan, bloccati rifornimenti Nato in Afghanistan dopo raid velivoli alleati

20100930_afghanistan.jpgIl Pakistan ha ordinato il blocco delle autocisterne e dei camion con rifornimenti della Nato che transitano attraverso il proprio territorio e sono diretti in Afghanistan. Lo dice il sito internet Dawn News citando fonti ufficiali.

Il convoglio destinato alle truppe stanziate in Afghanistan è stato bloccato al valico di frontiera di Torkhan dalla polizia doganale. I funzionari non erano a conoscenza dei motivi dell’ordine giunto da Islamabad.

La notizia giunge poche ore dopo il raid compiuto con elicotteri Nato in territorio pachistano contro sospetti covi dei militanti estremisti. L’attacco nella regione tribale di Kurram, secondo DanwNews tv ha ucciso tre soldati pachistani. L’emittente sostiene che si tratta di «una nuova violazione dello spazio aereo pachistano, la terza questa settimana», in cui sono anche rimasti feriti anche altri cinque agenti. Anche Geo Tv ha confermato l’attacco citando un portavoce delle Guardie di frontiera pachistane secondo cui gli elicotteri hanno lanciato razzi su una zona denominata Mand-To-Kandao.

Si tratta del secondo sconfinamento di elicotteri Nato dopo quello avvenuto la scorsa settimana, che aveva sollevato dure reazioni da parte del governo pachistano. In quell’occasione elicotteri blindati della Nato erano penetrati nella Kurram Agency dopo un attacco di uomini armati pachistani, ad un posto di controllo della coalizione internazionale a ridosso della frontiera, in territorio afghano. L’operazione si concluse con l’uccisione di sei militanti ed il ferimento di altri otto.

In seguito all’azione, il governo pachistano ha presentato una energica protesta alla Nato a Bruxelles sostenendo che il mandato affidato dall’Onu alla Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf) in Afghanistan non contempla il diritto di inseguimento di nemici oltre frontiera. In un comunicato, il ministero degli esteri aveva detto che l’Isaf e la Nato «non sono state autorizzare a partecipare a nessuna operazione militare che violi il mandato dell’Onu» e che «in assenza di misure correttive immediate, il Pakistan sarà costretto a considerare alcune opzioni in risposta».

Nato apre inchiesta. La Nato ha aperto oggi un’inchiesta sull’episodio denunciato dal Pakistan. Un portavoce della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf, sotto comando Nato) ha comunicato oggi che «apparentemente» l’operazione è avvenuta in territorio afghano.

Isaf: non oltrepassato la frontiera. «Stamani presto – ha detto il tenente colonnello John Dorrian – una forza della Coalizione ha osservato quello che hanno ritenuto essere un gruppo di insorti che tentavano di sparare con un mortaio contro una base della Coalizione nel distretto di Dand Patan della provincia di Paktiya. Per questo si è chiesto l’intervento di un gruppo di fuoco aereo che ha contrastato gli insorti. Il gruppo ha riferito di non avere oltrepassato la frontiera». Comunque, dopo avere ricevuto informazioni che alcuni elementi dei Corpi di frontiera pachistani erano stati colpiti, ha concluso Dorrian «l’Isaf ha comunicato di voler lavorare con i pachistani per verificare se i due episodi sono collegati».

Cia proseguirà attacchi aerei contro covi Al-Qaeda nel nord-ovest. La Cia proseguirà gli attacchi con aerei droni contro i presunti covi dei talebani e di Al Qaeda nel nord ovest. Lo ha detto il direttore dell’agenzia americana Leon Panetta che da ieri si trova a Islamabad per incontri con i rappresentanti del governo e dei militari. Panetta ha detto che la Cia ha ottenuto «un successo del 100% con i raid compiuti dagli aerei guidati a distanza».

Il capo dell’intelligenze statunitense ha incontrato ieri il direttore del servizio segreto pachistano Isi, il generale Shuja Pasha, il quale «ha chiesto di avere accesso alle informazioni sulle operazioni segrete» che potrebbero essere così condotte in collaborazione con l’esercito pachistano. Più volte, in passato, Islamabad aveva protestato contro le azioni della Cia nelle zone tribali pashtun considerate come una violazione della sovranità nazionale e causa di malcontento popolare. Secondo quanto riferisce The Pakistan Observer, nell’incontro Panetta ha promesso di «potenziare la collaborazione nella lotta al terrorismo» e ha riconosciuto il «ruolo determinante delle forze di sicurezza pachistane per la pace e la sicurezza delle aree tribali». Il capo dell’Isi ha poi condannato i raid oltre confine degli elicotteri da guerra Nato avvenuti durante il fine settimana e anche stamattina mentre Panetta continuava la sua missione.

ILMESSAGGERO

Spagna, storico no alle corride. La Catalogna le abolisce dal 2012

abolizione corride.jpgLa regione è la seconda a proibire la tauromachia dopo le Canarie. Davanti al Parlamento manifestazioni contrapposte. C’è chi legge nella decisione un’ulteriore presa di distanze da Madrid

BARCELLONA – Il Parlamento catalano ha approvato l’abolizione della corride nella regione con 68 voti a favore, 55 contrari e nove astensioni. I parlamentari catalani hanno approvato ”un’iniziativa legislativa popolare”, sostenuta da 180.000 firme. Le corride con i tori saranno proibite a partire dal 2012. La Catalogna diventa così la seconda regione della Spagna a vietare la tauromachia, dopo l’arcipelago delle Canarie che lo fece nel 1991.

Questa mattina davanti al Parlamento catalano c’erano decine di manifestanti che protestavano per ragioni contrapposte: da una parte c’era chi reclama ”la libertà”’ per gli amanti di questo spettacolo e dall’altra chi invoca la fine della ”tortura” dei tori. “Ci sono alcune tradizioni che non possono restare congelate nel tempo. Non dobbiamo proibire ogni cosa, ma sicuramente le cose più degradanti”, ha detto Jose Rull, parlamentare del CiU, il partito nazionalista catalano, durante il dibattito.

La Repubblica

Marea nera, arriva la tempesta Bonnie

marea01g.jpgSul Golfo del Messico sta arrivando la tempesta tropicale Bonnie e le autorità americane hanno deciso di far scattare l’evacuazione delle decine di navi e migliaia di uomini impegnati nelle operazioni di bonifica del greggio fuoriuscito dal pozzo della Deepwater Horizon. La Bp ha annunciato la sospensione temporanea delle attività sul pozzo Macondo a causa dell’arrivo previsto della tempesta tropicale Bonnie.

A causa del rischio rappresentato dalla tempesta tropicale Bonnie per la sicurezza di circa 2.000 persone che lavorano contro la marea nera nella zona del pozzo, diverse navi e piattaforme si stanno preparando ad evacuare, ha detto Thad Allen, responsabile per Washington delle operazioni nel Golfo.

«La decisione riguarda anche la piattaforma di perforazione dei pozzi di derivazione che permetteranno di bloccare definitivamente la falla», ha precisato Allen. L’evacuazione «ritarderà gli sforzi in corso da giorni per bloccare il pozzo», ma «la sicurezza delle persone sulla zona è la nostra priorità», ha spiegato l’ammiraglio. Allen ha anche precisato che il «tappo» resterà al suo posto, mentre le navi si allontanano dalla zona del pozzo.

Secondo le previsioni meteo, Bonnie arriverà sulla zona della marea nera nelle prime ore di domani, sabato. La depressione tropicale che sta attraversando le Isole Turks and Caicos e il sud delle Bahamas ha già causato allagamenti a Porto Rico, nella Repubblica Dominicana e a Haiti.

LASTAMPA

Una coppia nera partorisce bimba bianca

2063225214.jpg

Da genitori di pelle scura, provenienza algeriana nasce la piccola Nmachi Ihegbor, uno dei piu’ grandi misteri che la genetica abbia mai affrontato. La piccola Nmachi secondo i genitori (Ben, 44 e Angela, 35) sarebbe un dono del cielo.

E’ esclusa un’ipotesi di tradimento, in quanto nel DNA dei genitori non ci sono storie di etnia mista.

Pedofilia, da S. Sede norme più dure

vaticano.jpgPer combattere con maggiore efficiacia la pedofilia, il Vaticano vara norme più severe. La prescrizione per questi reati passa da dieci a vent’anni, gli abusi sessuali su handicappati psichici vengono equiparati a quelli sui minori e si introduce nel codice il “delitto di pedopornografia“. Sono queste alcune delle modifiche al documento “Delicta graviora” che era stato elaborato dalla Santa Sede nel 2001. Previste procedure più rapide per i casi gravi.

Le nuove norme sugli abusi sessuali pubblicate dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, spiega il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, “prevedono in particolare procedure più rapide per affrontare con efficacia le situazioni più urgenti e gravi, permettono l’inserimento di laici nel personale dei tribunali ed equiparano l’abuso su persone con limitato uso di ragione a quello sui minori”.

“Si ripropone – aggiunge Lombardi – la normativa sulla confidenzialità dei processi, a tutela della dignità di tutte le persone coinvolte”. Inoltre, precisa il portavoce vaticano, “trattandosi di norme interne all’ordinamento canonico, di competenza cioé della Chiesa, non trattano l’argomento della denuncia alle autorità civili”.

“Tuttavia – chiarisce Lombardi – l’adempimento di quanto previsto dalle leggi civili fa parte delle indicazioni impartite dalla Congregazione per la Dottrina della Fede fin dalle fasi preliminari della trattazione dei casi di abuso, come risulta dalle ‘Linee guida’ già pubblicate in merito”.

La Congregazione per la Dottrina della Fede “sta anche lavorando a ulteriori indicazioni per gli episcopati, affinché le direttive da essi emanate in tema di abusi sessuali su minori da parte del clero o in istituzioni connesse con la Chiesa siano sempre più rigorose, coerenti ed efficaci”.

Nei delitti contro la fede e in quelli “più gravi” contro i costumi e la morale (in cui rientra la pedofilia), infine, secondo la nuova normativa la Congregazione per la Dottrina della fede “ha il diritto” di giudicare anche i cardinali.

Nuove competenze anche su donne prete
La Congregazione per la Dottrina della Fede acquista competenza, come tribunale di secondo grado, a occuparsi dei delitti di eresia, scisma, apostasia, e il reato (all’interno della Chiesa cattolica) dell’ordinazione delle donne prete. E’ quanto stabiliscono le norme vaticane che rivedono il documento sui “Delicta Graviora”, pubblicato nel 2001, lo aggiornano nella parte della lotta alla pedofilia e e attribuiscono al dicastero della fede nuove competenze caso di appello.

Il tentativo di ordinare le donne prete è un delitto gravissimo contro la fede, e per tale motivo, se ne occuperà, in appello, l’ex Sant’Uffizio. Tuttavia, nel presentare le nuove regole che aggiornano il documento del 2001 sui “Delicta Graviora”, i responsabili della Santa Sede hanno precisato che si tratta di un delitto “gravissimo” contro la fede, ma non può essere equiparato a quelli di pedofilia, che riguardano la dimensione morale.

TGCOM

Afghanistan: quattro norvegesi uccisi

ac9455edaa7380bc42e6e46e428d0aad.jpgErano norvegesi i quattro soldati della Forza di assistenza alla sicurezza (Isaf), che hanno perso la vita in un’esplosione in Afghanistan. Sono stati uccisi da un ordigno artigianale esploso nei pressi di Meymaneh, nel nord, stando alla Bbc online. Otto persone sono morte invece alla periferia di Kandahar, nel sud, in una operazione dell’Isaf contro una base dei talebani. Mentre per l’Isaf erano militanti, per la polizia le vittime erano civili. Altri 4 civili morti per un ordigno a Ghazni.

ANSA

Furia black bloc, Toronto in fiamme

toronto02G.jpgScontri violenti a Toronto nel giorno di apertura del G20 da parte dei black block che hanno incendiato due vetture della polizia e sfondato diverse vetrine nel centro della città. Alle proteste hanno partecipato oltre diecimila persone ma al centro delle violenze ci sono stati i black block.

Gli organizzatori della “peoplès first march”, la prima marcia del popolo, appartenenti al Toronto Community Mobilization Network, avevano dichiarato di sperare in una manifestazione pacifica. Ma a un certo punto i black block, gruppi di anarchici che vestono in nero, sono stati protagonisti di scontri con la polizia e hanno poi cominciato a rompere le vetrine delle banche, di diversi negozi e ristoranti e delle catene di McDonalds e Starbucks, e a dipingere graffiti su muri e vetrine. Hanno anche dato fuoco a un van della polizia nel distretto finanziario e sono dovuti intervenire i vigili del fuoco e ancora, in seguito, hanno date alle fiamme ad una seconda vettura delle forze dell’ordine.

Protagonista di queste azioni più estreme un piccolo gruppo di un centinaio di persone armato di bastoni, martelli e vanghe. Qualcuno è stato visto con una grande pietra in una valigetta. I black block hanno anche attaccato i van dei canali tv Ctv e Cbc (la tv di stato canadese). All’inizio la polizia non era presente nella zona dei vandalismi, anche perchè il percorso della manifestazione non era stato reso noto. Tra i manifestanti pacifici che hanno sfidato la pioggia c’erano i sindacati dei lavoratori, gruppi per la difesa dell’ambiente, dei diritti dei nativi, dello sviluppo internazionale. La manifestazione, la più grande degli ultimi giorni, era stata annunciata come accessibile alle famiglie. La presenza della polizia è stata massiccia e diverse persone sono state arrestate, la prima per aver tentato di scavalcare una barriera.

La metropolitana è stata chiusa nella zona del centro, mentre anche le banche e molti negozi hanno chiuso per misura precauzionale. Alcuni alberghi hanno sospeso i servizi di navetta con l’aeroporto Pearson.

LASTAMPA

AFGHANISTAN, BIMBI INDICANO ORDIGNO E SALVANO ITALIANI

20100613_afghanistan.jpgUn ‘Ied’, uno dei quei micidiali ordigni esplosivi improvvisati che tante vittime stanno mietendo in Afghanistan, è stato disinnescato domenica nel distretto di Shindand, nell’Ovest del Paese, dove sono schierati i militari italiani. Il potente ordigno, neutralizzato dagli Alpini del 32° Reggimento Genio era stato posizionato in un tubo sotto la Ring road, la strada che viene ripetutamente percorsa dagli stessi soldati italiani. A segnalare la presenza dell’Ied, che conteneva una cinquantina di chili di esplosivo, sono stati alcuni bambini che stavano giocando.

I fatti si sono verificati a circa 5 chilometri dell’aeroporto di Shindand, dove si trova anche una delle basi dei militari italiani: sono circa 450 in questa area e quasi tutti del 3/o reggimento della Taurinense, con sede a Pinerolo. «Tutto è cominciato ieri pomeriggio – racconta il tenente Stefano Zonzin, l’artificiere che ha coordinato l’intervento – quando dei bambini che giocavano su un campo a ridosso della strada, che lì corre rialzata, hanno notato qualcosa di strano all’ interno di un ‘culvert’, uno di quei tubi che servono per far correre l’acqua. Hanno avvisato gli addetti del villaggio, questi hanno chiamato la polizia, che a sua volta ha allertato noi». L’intervento non è stato semplice. Dopo aver sgomberato tutta la zona, insieme alle forze di sicurezza locali, gli artificieri italiani sono intervenuti con un apposito robot telecomandato dotato di pinze e strumenti che consentono di disinnescare l’ordigno in condizioni di sicurezza. «Purtroppo, però – racconta Zonzin – il robot era troppo grande e non entrava nel tubo. Abbiamo dovuto smontarlo e rimpicciolirlo, ma anche in questo caso era troppo alto di 2 centimetri». È stato così deciso di fare saltare in aria l’ordigno sparandogli con un cannoncino: come avevano previsto gli esperti, l’esplosione si è sviluppata lungo il ‘culvert’ e non ha distrutto la strada, dove la circolazione è ora ripresa. «Pensiamo che il Ied fosse radiocomandato», spiega l’artificiere del 32° reggimento Genio della Taurinense. «È stato realizzato con una cinquantina di chili di esplosivo fatto artigianalmente, in particolare usando nitrato di ammonio. Un esplosivo meno potente del tritolo, ma in grado lo stesso di provocare danni letali. Il 19 maggio, a pochi chilometri da qui, un poliziotto afghano è stato ucciso proprio da uno di questi ordigni».

LEGGO