Archivi categoria: economia

Irpef 2010: aliquote scaglioni deduzioni detrazioni addizionali calcolo

Gli scaglioni e le aliquote Irpef relative all’anno fiscale 2010

Scaglioni reddito 2010 Aliquota Irpef lordo 2010
da 0 a 15.000 euro 23% 23% del reddito
da 15.000,01 a 28.000 euro 27% 3.450 + 27% sulla parte eccedente i 15.000 euro
da 28.000,01 a 55.000 euro 38% 6.960 + 38% sulla parte eccedente i 28.000 euro
da 55.000,01 a 75.000 euro 41% 17.220 + 41% sulla parte eccedente i 55.000 euro
oltre 75.000 euro 43% 25.420 + 43% sulla parte eccedente i 75.000 euro

 

Quali redditi sono soggetti all’Irpef 2010

I redditi che ricadono nel regime d’imposta Irpef 2010 sono tutte le entrate economiche derivanti da:

  • attività di lavoro dipendente;
  • attività di lavoro autonomo e d’impresa;
  • pensioni e assegni assimilabili;
  • immobili (terreni, edifici, appartamenti, …);
  • redditi di capitale e redditi diversi di natura finanziaria (plusvalenze).

Continua a leggere l’articolo

Fiat: lavoreremo per attuare accordo

447085-4a28a58877d6399b5276d7a8a5c3677f.jpg‘L’azienda lavorera’ con le parti sindacali che si sono assunte la responsabilita’ dell’accordo’, si legge in un comunicato della Fiat. ‘La Fiat – aggiunge la nota – ha preso atto della impossibilita’ di trovare condivisione da parte di chi sta ostacolando, con argomentazioni dal nostro punto di vista pretestuose, il piano per il rilancio di Pomigliano’. In precedenza il ministro Sacconi aveva ribadito: Fiat deve rispettare l’accordo, un’ipotesi diversa sarebbe assurda e molto grave.

ANSA

Dopo il successo ottenuto nella trentesima edizione del Premio internazionale di giornalismo di Ischia, il riconoscimento speciale “Blog dell’anno” si è trasformato in Premio Social Network. La nuova edizione del premio prende dunque in considerazione sit

2511541--180x140.jpgProtagonisti del racconto un giovane storico e un coetaneo avvocato, entrambi di Parma, che si recano negli States per sventare una manovra degli yankee per appropriarsi del prestigioso marchio del Parmigiano Reggiano. I nostri eroi riescono nell’intento replicando quanto realmente accaduto nel 1896, quando i lodigiani volevano appropriarsi della preziosa denominazione e furono sconfitti grazie a un tal Carlo Rognoni che vergò un inoppugnabile «Per la storia del formaggio grana».

I dilemmi del made in Italy sono dunque sbarcati nella letteratura di tendenza, autore del racconto è infatti Wu Ming, il collettivo di giovani che agisce sotto pseudonimo e che è riuscito a rendere l’atmosfera di un microcosmo, quello del Parmigiano, in bilico tra tradizione e modernità. Non è un caso, infatti, che nonostante le vendite abbiano retto alla Grande Crisi, si susseguano in Emilia convegni e tavole rotonde sul futuro del prezioso formaggio. Il Parmigiano è diventato materia da think tank perché c’è la sensazione di essere arrivati al capolinea, «alla fine di un modello produttivo basato su una realtà che nel frattempo è profondamente mutata» spiega Filippo Arfini, professore all’università di Parma e studioso del settore agro-alimentare.

La leggenda che si tramanda tra Reggio e Parma narra di agricoltori, casari e stagionatori che si passano religiosamente le regole del gioco e che si attengono scrupolosamente agli standard di qualità. Ma ora i piccoli caseifici chiudono, in 15 anni infatti sono passati da 600 a 400 e le previsioni dicono che potranno fermarsene a breve altri 70 nella sola provincia di Parma. In zona anche gli agricoltori che producono il latte per il formaggio segnano il passo, tra il 2006 e il 2008 hanno chiuso in 150. I casari, in alcune realtà, continuano ad essere lavoratori cottimisti e spesso gli stessi caseifici di tipo cooperativo seguono la sola strategia di trasformazione del latte «da liquido a solido» perdendo il valore aggiunto della qualità e non seguendo il formaggio nel percorso commerciale. Produrre Parmigiano Reggiano, nonostante prestigio e notorietà del marchio, non equivale a usufruire di una rendita di posizione, tutt’altro. Sarà perché i caseifici sono mono-prodotto e perché devono affrontare una stagionatura di 24 mesi che comporta pesanti oneri finanziari, non è un Bengodi. In tanti preferiscono vendere a metà percorso a grossisti-stagionatori che a loro volta non potrebbero vivere solo di questo lavoro e quindi in diversi casi sono produttori anche di Grana Padano, il formaggio diretto concorrente. I critici parlano di un evidente conflitto di interesse perché i padanisti giocano con una doppia casacca e non sono votati alla religione del Parmigiano. Altri sostengono invece che bisogna lasciarsi il passato alle spalle e guardare più che alla sopravvivenza delle singole aziende a una nuova organizzazione della filiera. Per Corrado Giacomini, docente a Parma e relatore di molti convegni, la ristrutturazione in corso è tutt’altro che negativa e ha già permesso la nascita di aziende più strutturate. È il caso di Parmareggio – che fa capo alle Coop rosse – arrivata a controllare il 20% del mercato del Parmigiano e abile al punto da sviluppare un suo brand da abbinare a quello collettivo del Consorzio.

La rivalità tra Parmigiano e Grana Padano è crescente e assume i toni del derby. Da una parte c’è una tradizione di 900 anni, dall’altra la spregiudicatezza e l’innovazione di un prodotto meno blasonato che però ha saputo in pochi anni rubare spazio ai più titolati cugini. Il Grana – che alla produzione costa all’incirca 3 euro in meno al kilo – occupa il 57,7% del mercato dei formaggi duri lasciando il Parmigiano a quota 31,4% (dati 2009). Ce n’è abbastanza perché a Parma suonino le trombe contro la padanizzazione e in questo caso non è l’avanzata della Lega Nord in Emilia a preoccupare i big del Consorzio, bensì l’aggressività commerciale del Grana Padano. «Noi diamo alle mucche solo foraggio locale mentre loro usano additivi» dicono a mezza bocca i signori del Parmigiano. E si spingono fino a dotte disquisizioni sulla biologia del rumine, che vista da qui appare una scienza esatta. I caseifici del Grana, in verità, hanno il vantaggio di non essere mono-prodotto, producono provolone se operano in Lombardia e Asiago se lavorano in Veneto e il mix permette loro di mettersi al riparo dalle fluttuazioni dei prezzi e compensarle tra un prodotto e l’altro. A questo punto l’idea che il modello di business del Parmigiano debba essere rivisitato si sta facendo strada. Del resto è come avere a disposizione una Ferrari, obbligarla a viaggiare a 100 chilometri all’ora e magari venderla accanto a delle utilitarie. Il rischio, che esperti come Giacomini sottolineano, è di trattare il Parmigiano non come un prodotto di eccellenza ma come una commodity a qualità indifferenziata, insomma una merce qualsiasi. E stiamo comunque parlando di uno dei mercati meno trasparenti del mondo, il formaggio si vende a partita e il primo che compra fa il prezzo per tutti.

Per reagire gli uomini del Consorzio hanno alzato l’asticella della qualità dando la possibilità ai produttori di riconoscere un prodotto ancor più stagionato, da 24 a 30 mesi, segnalato con un bollino colorato. La novità ovviamente è stata salutata con grande favore dagli aficionados emiliani ma non è detto che consenta lo sfondamento commerciale, tutt’al più fidelizzerà chi già crede. Così si battono altre strade. Quando si cominciarono a vendere nei supermarket le confezioni di Parmigiano grattugiato (e non intero) in tanti la considerarono una bestemmia, ma poi la novità è stata ruminata e le mosse successive sono state altrettanto innovative. Si è arrivati persino a un accordo con Mc Donald’s per mettere Parmigiano nell’insalata, una scelta che per i tradizionalisti è come per gli americani andare a braccetto con Bin Laden. Altri accordi sono previsti con singoli produttori per sfornare tortelli al Parmigiano Reggiano o creme al sapore del Re dei formaggi. Che in zona la dialettica tra modernisti e tradizionalisti sia destinata a perpetuarsi lo testimoniano le parole di Andrea Zanlari, presidente della Camera di Commercio di Parma. «Da un lato è bene sondare nuove strategie e nuovi canali di vendita, dall’altro occorre rivolgere lo sguardo alla grande tradizione millenaria: è veramente il caso di svenderla?». L’avversario comunque è la grande distribuzione che, lamenta Zanlari, tratta il Parmigiano come «un prodotto civetta, basato su un rapporto quantità-prezzo che finisce per richiedere quantitativi sempre maggiori e costringe i produttori a una corsa al ribasso».

L’arma segreta per sconfiggere concorrenti e commercianti infedeli sarebbe la pubblicità comparativa, i parmigianisti sognano uno spot in cui poter dimostrare le differenze con il Grana, ma purtroppo non si può, la comparativa tra prodotti Dop è vietata. È vero che nei primi mesi del 2010 le vendite negli Usa – forse per l’euro in calo e i sussidi all’esportazione targati Ue – sono segnalate in crescita e già il 27% dei ricavi del Parmigiano sono fatti all’estero ma visto che assai difficile che i consumi interni salgano, la scommessa è di guadagnare punti ancora sulle esportazioni e insieme allo Studio Ambrosetti «stiamo valutando un progetto Cina, uno studio sulle potenzialità del mercato e le caratteristiche del consumatore cinese, uno studio da mettere a disposizione degli esportatori» anticipa Paolo Bandini, presidente della sezione di Parma del Consorzio. Del resto a tutti piacerebbe un Parmigiano poco industrializzato e molto naturale, ma come si fa a reggere l’urto della concorrenza e non perdere la primogenitura? La ricetta di Arfini sa di buon senso: «Bisognerebbe fare uno scatto in avanti e segmentare il prodotto in maniera da raggiungere target diversi di consumatori, ognuno con la formula giusta. Del resto quella che esistano 3 milioni di forme tutte, proprio tutte uguali è una favola».

Dario Di Vico

Eni: Antitrust, ridefinire multa 290 mld

9c7981cbbea7de6981c15bbc0d253295.jpgProcedimento dell’Antitrust per rideterminare la sanzione di 290 milioni all’Eni per abuso di posizione dominante accertato nel 2006. L’Eni aveva interrotto la procedura di potenziamento del gasdotto Ttpc. E’ quanto si legge nel Bollettino dell’Antitrust. Il Tar aveva infatti annullato la quantificazione della sanzione, pur confermando l’impianto del provvedimento. Sia l’Eni che l’Antitrust avevano presentato ricorso al Consiglio di Stato.

ANSA

Mod. 730/2010: modello, istruzioni, compilazione, presentazione Agenzia Entrate

modello-730-2010.jpgL’Agenzia delle Entrate ha pubblicato il Modello 730 per l’anno 2010 e con esso il relativo manuale d’istruzioni passo-passo per la compilazione.

In questo post raccogliamo tutta la documentazione disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Puoi consultarla direttamente dal web cliccando sui link a seguire una volta visualizzato ciascun file puoi stamparlo o salvarlo sul tuo pc per consultarlo off-line . In alternativa puoi scaricare direttamente i file sul tuo computer senza aprirli è sufficiente cliccare sui link con il pulsante destro del mouse e selezionare “salva destinazione”.

A seguire tutta la documentazione necessaria alla redazione del mod.730/2010, buona compilazione:

1) Modello 730/2010 (12 pagine, documento aggiornato alle modifiche apportate con il provvedimento del 16/02/2010);

2) Manuale istruzioni compilazione Modello 730/2010 (84 pagine, documento aggiornato alle modifiche apportate con il provvedimento del 16/02/2010);

3) Bolla consegna Modello 730/2010 e/o 730-1/2010 (3 pagine);

4) Busta consegna Modello 730-1 (3 pagine);

5) Allegato D: circolare di liquidazione Mod. 730/2010 (213 pagine).

I modelli 730 sono differenziati in funzione dei compilatori secondo il seguente schema:

– Modelli 730, 730-1, 730-2 sono per i sostituti d’imposta;

– Modello 730-2 per i C.A.F. e il professionisti abilitati;

– Modelli 730-3, 730-4, 730-4 sono integrativi;

Infine la bolla di consegna del modello 730-1 è da presentare nell’anno 2010 dai soggetti che si avvalgono dell’assistenza fiscale.

Termini di presentazione del modello

Clicca qui per consultare le scadenze di presentazione del modello 730/2010.

Esenzioni irpef 2009 e 2010

In questo articolo trovi le soglie di reddito esente dalla tassazione Irpef valide sia per i redditi percepiti nel 2009 che nel 2010: esenzioni Irpef 2010.

Utili risorse fiscali

Scaglioni e aliquote Irpef 2009 per il modello 730/2010

Archivio Modello 730/2010

Archivio Dichiarazione dei Redditi 2010

Archivio Modello 730/2009

Scaglioni e aliquote Irpef 2010

Scaglioni e aliquote Irpef 2008

Archivio Irpef

Il ravvedimento operoso

Archivio risorse fiscali

Trovi utile il nostro blog? Sostieni la nostra iniziativa con un link a questo articolo. Non costa nulla e contribuisci a diffondere la libera conoscenza finanziaria.

FONTE: CRISI FINANZIARIA

Aliquote Irpef 2010: tutti gli scaglioni di reddito

1008911781.jpg

Aliquote Irpef 2010: tutti gli scaglioni.

Per il 2010 permangono le Aliquote Irpef 2009 nonostante i proclami del Premier sull’introduzione di due sole aliquote: rispettivamente del 23 per cento per chi guadagna meno di 100 mila euro lordi l’anno e una al 33, per chi guadagna oltre.

Ecco quindi tutti gli scaglioni di reddito e le aliquote corrispondenti per la dichiarazione dei redditi 2010 :

  • Redditi da 0 a 15.000 euro  aliquota del 23%
  • Redditi da 15.000,01 a 28.000 euro aliquota del 27%
  • Redditi da 28.000,01 a 55.000 euro aliquota del 38%
  • Redditi da  55.000,01 a 75.000 euro aliquota del 41%
  • Redditi oltre 75.000 euro aliquota del 43%

Dal modello di istruzioni del 730 2009 si deduce la tabella seguente per il calcolo dell’Irpef lordo che aiuta molto:

  • Per i Redditi da 0 a 15.000 euro  il valore dell’ IRPEF lordo è pari al 23% del reddito
  • Per i Redditi da 15.000,01 a 28.000 il valore dell’ IRPEF lordo è pari a euro 3.450 + 27% sulla parte eccedente i 15.000 euro
  • Per i Redditi da 28.000,01 a 55.000 euro il valore dell’ IRPEF lordo è pari a euro 6.960 + 38% sulla parte eccedente i 28.000 euro
  • Per i Redditi da  55.000,01 a 75.000 euro il valore dell’ IRPEF lordo è  pari a euro 17.220 + 41% sulla parte eccedente i 55.000 euro
  • Per i Redditi oltre 75.000 euro il valore dell’ IRPEF lordo è infine pari a 25.420 + 43% sulla parte eccedente i 75.000 euro

FONTE: Finanzia e Risparmio

Benzina: ancora incertezza sulla rete

06c3ec1bb34e96119a0520b9be6ab6c8.jpgSegnali contrastanti sulla rete carburanti. Oggi il tavolo sulle proposte di riforma del settore messa a punto dal Ministero dello Sviluppo. Movimenti all’insu’ di Api-IP sul diesel e di Tamoil sulla benzina, mentre Esso taglia la verde. Nel dettaglio i 2 marchi della famiglia Brachetti Peretti hanno aumentato il diesel di 0,5 centesimi, a 1,259 euro/litro. Tamoil e’ salita di 0,7 centesimi sulla verde, a 1,426 euro/litro. Esso ha invece diminuito la benzina di 0,9 centesimi, a 1,417 euro/litro.

Intesa Sanpaolo, a sorpresa Morelli e Miccichè alla direzione generale

marco-morelli-300x300.jpgCorrado Passera manda in archivio le manovre dell’ala torinese di Intesa Sanpaolo per  imporre alla direzione generale una persona a loro vicina. Obiettivo importante a cui non ha di certo giovato l’impossibilita’ di presentare un candidato unico. Da tempo infatti circolava il nome di Luciano Nebbia, direttore di Carifirenze, come candidato forte voluto alla poltrona di direttore generale di Intesa dal presidente del consiglio di gestione della Compagnia di Sanpaolo, Enrico Salza.  Scelta invisa al presidente del consiglio della Compagnia, Angelo Benessia, che per il ruolo di direttore generale puntava invece su Fabio Gallia, attualmente amministratore delegato e direttore generale di BNL. A rendere il clima ancora piu’ infuocato  ha contribuito la politica, con il sindaco di Torino Sergio Ciamparino che,  da azionista importante della Compagnia, premeva per avere un ruolo nella decisione.

Con l’assenso di Giovanni Bazoli, vero tessitore della trama per cui sembra ci sia ormai anche il beneplacito della Compagna di Sanpaolo, Corrado Passera ha bruciato i tempi proponendo per la sostituzione di Francesco Micheli, direttore generale unico della Ca’ de Sass, che sarebbe comunque andato in pensione in estate, Gaetano Micciche’, responsabile della divisione corporate di Intesa, e l’attuale vicedirettore generale e direttore finanziario di Banca Monte Paschi di Siena, Marco Morelli.

Lo statuto di Intesa Sanpaolo, consente di scorporare il ruolo di direttore generale così come accadde dopo la fusione tra le due banche , quando accanto a Modiano, fu nominato anche Micheli, con la responsabilita’ del personale, che poi, in seguito alle dimissioni del primo, ne assunse gran parte delle deleghe.

Gli adetti ai lavori ritengono che la nomina di Marco Morelli e Gaetano Micciche’ possa essere il preludio ad un’altra grande manovra, quella che potrebbe vedere il tantem Bazoli-Passera alleato con Angelo Benessia per scalzare Enrico Salza dal consiglio di gestione della Compagnia di Sanpaolo.

Armando Barone

Economia cinese in forte crescita

La Cina afferma che la sua economia è cresciuta del 8,7% nel 2009, un dato addirittura superiore a quello previsto dal governo.

cina-703242-300x235.jpgIl ritmo del cambiamento è aumentato nell’ultimo trimestre del 2009, che ha registrato una crescita del 10,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
La Cina è ora sulla buona strada per il sorpasso del Giappone come seconda potenza economica mondiale.

Il Giappone annuncerà le ultime stime sul PIL il prossimo mese.
E’ probabile che la sua economia abbia subito una contrazione del 6% nel corso del 2009.

L’annuncio del PIL cinese è stato fatto da Ma Jiantang, capo del Dipartimento Nazionale di Statistica.
L’uomo ha detto che la Cina ha dovuto affrontare ”gravi difficoltà” nel 2009, ma la sua economia si è ora ripresa e si sta muovendo nella giusta direzione.
La crescita annuale nel 2008 era stata solo leggermente negativa.
Ma il relatore ha smentito l’ipotesi che l’economia cinese abbia sorpassato quella giapponese.
“Secondo il criterio dell’ONU – che è di 1 dollaro al giorno – ci sono ancora 150 milioni di poveri in Cina. Questa è la realtà della Cina. Così, nonostante l’incremento del PIL e della nostra forza economica, dobbiamo constatare che la Cina è ancora un Paese in via di sviluppo.”

L’economia cinese, che era stata colpita dalla crisi finanziaria mondiale, si è ripresa grazie ad un massiccio pacchetto governativo di aiuti allo stimolo economico. Ora però sembra che essa si stia espandendo troppo rapidamente; infatti l’inflazione subisce un netto aumento, e Ma Jiantang ha detto che i prezzi al consumo sono saliti del 1,9% a dicembre, rispetto all’anno precedente.
Tuttavia, alcuni economisti dubitano dell’affidabilità dei dati economici forniti della Cina, e altri accusano il governo di esagerare la crescita economica per ragioni politiche.

Intanto, la Banca Mondiale ha detto che la ripresa economica globale rallenterà verso la fine dell’anno, a causa del diminuito impatto delle politiche governative di stimolo.
La Cina probabilmente sarà la prima potenza economica mondiale nel 2030.

Ivan Rocchi