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Stragi in famiglia: uccide a fucilate madre e fratello per motivi di soldi

307282-fucile.jpgUn uomo di 61 anni, Giovanni Curinga, ha ucciso questo pomeriggio la madre e il fratello in un raptus di follia. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri l’uomo ha imbracciato il fucile caricato a pallettoni intorno alle 15.30 e sparato contro la madre, Maria Gerace di 84 anni, uccidendola. La tragedia è avvenuta a Cittanova, nel reggino, dove l’omicida lavora come bracciante agricolo.

Subito dopo ha raggiunto il fratello Angelo di 57 anni che stava lavorando in campagna e ha sparato anche contro di lui, ferendolo mortalmente. Sul posto sono giunti i carabinieri che hanno ricostruito la dinamica e arrestato Curinga. Secondo quanto appreso l’uomo è affetto da un tumore all’intestino, probabilmente lo stato psicologico indotto dalla malattia è alla base del folle gesto.

Potrebbe essere stato un risentimento, oltre alla frustrazione della sua malattia, ad armare la mano del duplice assassino. La madre infatti nei giorni scorsi aveva deciso di dare in donazione un terreno al figlio Angelo di 57 anni, altra vittima del raptus.

QUOTIDIANO.NET

Catanzaro: accoltella a morte la madre arrestato 21enne

337595-carabinieri.JPGHa ucciso la madre colpendola con un arma da taglio al termine di una lite. La tragedia è avvenuta ieri intorno alle 23 in un’abitazione di Catanzaro Lido. Marco Umberto Caporale, 21 anni, ha dapprima litigato con un coetaneo fuori casa, dandogli una testata.

Poi è rientrato e avrebbe avuto una discussione con la madre, Maria Concetta Sacco di 53 anni, insegnante. Quindi, mentre il padre si era allontanato, l’avrebbe colpita più volte probabilmente in preda a un raptus con un attrezzo affilato trovato in cucina.
Sul posto sono giunti i carabinieri che hanno ricostruito la dinamica e arrestato il giovane.
Sembra che negli ultimi tempi avesse avuto problemi depressivi.

QUOTIDIANO.NET

Tenta uccidere direttore di un supermercato

Carabinieri_auto.jpgPerde il lavoro e cerca di vendicarsi sparando contro il direttore del supermercato che l’aveva licenziato,ma l’arma si inceppa. E’ accaduto ieri a Reggio Calabria. Fortunato Pennestri’,di 35 anni,si e’ presentato nel supermercato dal quale era stato licenziato alcuni giorni fa e dopo avere cercato il direttore, ha estratto una pistola calibro 7.65, ha sparato un colpo mancando il suo bersaglio, poi l’arma si e’ inceppata. Sono arrivati gli agenti di una volante che lo hanno arrestato.

Cdm a Reggio Calabria Ok al piano anti-mafie

Berlusconi: meno clandestini, meno criminalità

re228xf4X_20100128.jpgIl Consiglio dei ministri ha dato via libera al piano straordinario per il contrasto delle mafie. Lo riferiscono fonti di governo. Per l’Agenzia nazionale che gestirà i beni sequestrati alla criminalità organizzata è stata scelta la strada del decreto legge. Il resto delle misure è invece contenuto in un ddl. Tra le misure previste dal disegno di legge c’é l’istituzione di un codice antimafia, un testo unico che raccoglie e razionalizza tutte le leggi approvate in materia; la creazione di una mappa nazionale delle organizzazioni criminali; la realizzazione di un sistema di informazIone sulle cosche attraverso un desk interforze; interventi contro le infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti. “Rispetto a quello che avevamo annunciato il piano antimafia in 10 punti contiene qualcosa di più.

E cioé un codice di leggi antimafia che potrà essere utilizzato da tutte le forze dell’ordine che si occupano di combatterla”, ha spiegato al termine della riunione il premier Silvio Berlusconi il quale ha ricordato che il piano era stato annunciato “il 15 agosto di quest’anno nella riunione a Roma del Comitato nazionale per la Sicurezza pubblica”.

Quella di oggi e’ stata la prima riunione di un Cdm a Reggio Calabria, ‘blindata’ per l’arrivo del Governo. “Siete contenti che abbiamo portato qui il Cmd? Così vi facciamo vedere quello che stiamo facendo contro la criminalità”, ha detto Silvio Berlusconi al suo arrivo alla prefettura di Reggio avvicinandosi in un piccolo fuori programma a diverse persone assiepate dietro le transenne. Ad alcuni giovani che lo accoglievano con grida di incitazione il premier ha rivolto queste frasi per sottolineare il motivo della decisione di tenere il Cdm in Calabria.

Così come avvenuto per il pullmann che ha portato i ministri, anche il corteo di auto del premier è stato contestato da diversi manifestanti che stanno protestando lungo l’ingresso posteriore della prefettura. Davanti al portone principale usato dai membri del governo e dallo stesso Berlusconi, invece, la maggior parte delle persone presenti ha applaudito il Cavaliere al suo arrivo.

Berlusconi, stretto fra le sue guardie del corpo, si è avvicinato alle transenne attratto dalle grida di incitazione e dagli applausi e si è concesso alle foto di alcuni sostenitori.

 

BERLUSCONI, MENO CLANDESTINI SIGNIFICA MENO CRIMINALITA’
“I risultati sui nostri contrasti all’immigrazione clandestina sono molto positivi” e questo è importante perché una “riduzione degli extracomunitari in Italia significa meno forze che vanno a ingrossare le schiere dei criminali”, ha detto tra l’altro il premier Silvio Berlusconi nel corso della conferenza stampa tenuta al termine del Consiglio dei ministri tenutosi a Reggio Calabria. “Stiamo facendo un’azione molto forte nei confronti dell’Europa che deve farsi carico del costo che la Libia ed altri Paesi sopportano per fare il lavoro di vigilanza contro i clandestini che vengono dall’Africa”, ha sottolineato Berlusconi che ha chiesto all’Ue di sostenere le spese di vigilanza delle coste. “Tutto questo lavoro – ha spiegato Berlusconi – ha dei costi che devono essere supportati da tutta la Ue. Si stanno nominando i nuovi commissari e da febbraio mi occuperò di questo problema mirando ad ottenere che l’Europa si incarichi di rimborsare i costi ai Paesi rivieraschi”. “Spero – ha poi aggiunto – che questa brutta abitudine di fare fiction sulla mafia finisca. Queste fiction hanno danneggiato l’immagine del Paese”.

MARONI, POSSIBILE INSEDIARE L’AGENZIA IN 15 GIORNI
“Credo che fra 15 giorni potremo tornare a Reggio Calabria per insediare” l’Agenzia per la gestione dei beni confiscati alle mafie. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, durante la conferenza stampa, confermando che il pacchetto contro la criminalità è suddiviso in un Ddl e in un decreto. Quest’ultimo proprio per la creazione dell’Agenzia sui beni confiscati. “Nel decreto – ha detto il ministro – si prevede l’immediata costituzione dell’Agenzia dei beni confiscati perché abbia visione complessiva” e che possa rendere “immediatamente utilizzabili i beni” sequestrati alla criminalità organizzata. “La prima cosa che l’Agenzia dovrà fare è proprio il censimento di tutti i beni sequestrati e confiscati in modo da avere per ogni bene una scheda. Sarà una grande mappa”, ha detto il ministro dell’Interno aggiungendo che “il sequestro dei beni è uno strumento fondamentale per contrastare le organizzazioni criminali”.

LAVORO: OK CDM PIANO CONTRO ‘NERO’, CONTROLLI 20 MILA AZIENDE
Via libera del consiglio dei ministri anche al piano straordinario Sacconi contro il lavoro ‘nero’ in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Una “operazione a tappeto” che si è resa necessaria dopo i fatti di Rosarno: 550 gli ispettori coinvolti che effettueranno controlli in 20 mila aziende. Nel mirino i settori dell’agricoltura e dell’edilizia. La task force che effettuerà i controlli sarà formata da ispettori del Lavoro, Inps e militari dell’Arma dei Carabinieri.
AGRICOLTURA: Le ispezioni riguardano in particolare l’uso di mano d’opera anche stagionale, il fenomeno del caporalato e le truffe ai danni dell’Inps attraverso fittizi rapporti di lavoro, attività gestita prevalentemente dalle organizzazioni criminali. Obiettivo: verificare 10 mila aziende agricole (2 mila in Calabria, 2.500 in Campania, 3.000 in Puglia e 2.500 in Sicilia).
EDILIZIA: Le ispezioni riguarderanno sia gli appalti privati che quelli pubblici. Particolare attenzione sarà riposta sulla correttezza delle procedure di appalto e subappalto e sul rispetto della normativa antimafia. Obiettivo: sottoporre a controllo, anche n questo caso, un totale di circa 10 mila cantieri (1.346 in Calabria, 3814 in Campania, 2.564 in Puglia e 2.276 in Sicilia).
550 ISPETTORI IN CAMPO: Per assicurare una maggiore trasparenza dell’azione ispettiva e tutelare il personale già in servizio presso gli uffici territoriali di Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, si prevede la mobilità regionale: nell’attività di verifica, infatti, saranno coinvolti ispettori provenienti anche da province diverse da quelle di residenza. In particolare 500 saranno quelli in servizio presso le regioni impegnate nel piano straordinario e 50 quelli provenienti da altre regioni. Saranno coinvolti anche i locali commissariati della Polizia di Stato per le procedure di identificazione degli extracomunitari clandestini e per le operazioni di rimpatrio.
QUASI 2 MILIONI DI RISORSE AGGIUNTIVE: Il piano prevede risorse aggiuntive per quasi due milioni di euro, che interesseranno il trattamento di missione e le spese di viaggio, vitto e alloggio per gli ispettori provenienti da fuori, per la durata di circa 200 giornale.
PRIORITARIO RUOLO ENTI BILATERALI: Il piano attribuisce un ruolo prioritario agli enti bilaterali e paritetici per la prevenzione e la promozione delle iniziative finalizzate al ripristino della legalità.

Ansa.it

LOCRIDE, PRESO LATITANTE ARRESTATA ANCHE 19ENNE

1.jpgI carabinieri del Gruppo di Locri hanno arrestato questa mattina Francesco Muià, 34 anni, latitante dal 2006. Era sfuggito alla cattura nell’operazione «Mitos 3» condotta dal Ros e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Deve rispondere di associazione mafiosa e traffico di sostanze stupefacenti. Muià è ritenuto dagli inquirenti esponente della cosca Ussino di Gioiosa Jonica, legata a sua volta alla Guida.

Nel corso dell’operazione di cattura sono stati arrestati anche tre componenti della famiglia dove il latitante aveva trovato ricovero. Si tratta di Sergio Iervolino (42 anni), la moglie Susanna Macrì (38) e la figlia Soraya (19). Inoltre sono stati sequestrati una carabina e un pc portatile che si ritiene sia stato usato dal latitante.

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Auto con esplosivo, fermato uomo che denunciò furto

carabinieri-3-300x225.jpgI carabinieri di Reggio Calabria hanno arrestato oggi, con l’accusa di favoreggiamento, il carrozziere che aveva denunciato il furto della macchina piena di esplosivo rinvenuta nella giornata di ieri, in occasione della visita del presidente Napolitano. L’uomo, Francesco Nocera, di 45 anni, sarebbe affiliato alla cosca Ficarra-Latella. Secondo gli inquirenti, ai suo danni, sarebbe emerso “un quadro indiziario grave, univoco e concordante in ordine al reato di favoreggiamento personale aggravato”.

Più precisamente, Nocera avrebbe omesso di riferire alle forze dell’ordine dettagli importanti che avrebbero permesso l’identificazione delle persone coinvolte nel “furto” della macchina. La tesi degli investigatori è che il carrozziere avrebbe prestato l’auto, che stazionava presso la sua officina da diversi giorni, a persone contingue all’organizzazione crimnale locale per un’azione dimostrativa che, stando agli ultimi approfondimenti, non avrebbe alcuna relazione con la visita del Capo dello Stato. L’automobile sarebbe poi stata frettolosamnete abbandonata dai criminali per sfuggire ai serrati controlli operati in vista dell’arrivo di Giorgio Napolitano.

Una pista – questa – che se troverà ulteriori riscontri, potrà allontanare l’ipotesi, più volte caldeggiata da tecnici e politici, che la ‘ndrangheta abbia voluto lanciare un chiaro ed esplicito messaggio allo Stato per rivendicare la “proprietà” del territorio.

Maria Saporito

“Bene il governo sulla lotta al crimine Ma su Rosarno si doveva prevenire “

Napolitano a Reggio Calabria: ordine e legalità per integrare gli immigrati

napolitano05G.jpgREGGIO CALABRIA
Di fronte al fenomeno di flussi migratori si è creata una situazione «che non siamo riusciti a padroneggiare. Questo non deve più ripetersi». Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano intervenendo alla Giornata della Legalità a Reggio Calabria. Il riferimento è ai fatti recenti di Rosarno, dove «sono accadute cose brutte, pesanti. Uno scoppio di insofferenza che ha mostrato il peggio di ciò che si era accumulato nell’animo dei cittadini e degli immigrati. È nostra responsabilità collettiva di rapresentanti dello Stato non aver saputo prevenire ciò che avremmo dovuto prevenire. Ora dobbiamo evitare che si ripeta e respingere luoghi comuni e pregiudizi che indicano la Calabria come luogo di intolleranza e di razzismo».

Napolitano ha elogiato l’impegno del governo per fronteggiare il crimine: secondo lui la ’ndrangheta è l’organizzazione criminale «più insidiosa e capace di penetrazione nel nostro Paese e non solo». «Noi rappresentanti dello Stato non dobbiamo fare fugaci apparizioni in Calabria, ma sviluppare un impegno sistematico contro la ’ndrangheta e per affermare la legalità». E ha elogiato l’operato dell’esecutivo: «L’impegno del Governo in questi giorni è molto positivo». Ha insistito: per governare il fenomeno dell’immigrazione ed evitare scoppi di violenza come quelli di Rosarno, occorrono «ordine e legalità», garantire i flussi di ingresso legale, lavorare per una effettiva integrazione degli immigrati, che è compito degli enti locali «ai quali lo Stato deve fornire risorse sufficienti». Ha poi ribadito il proprio sostegno alle forze dell’ordine, alle istituzioni e alla società civile impegnata nella lotta contro il crimine organizzato.

Il “caso Rosarno”, stasera ad Annozero »

annozero2-300x204.jpg“Come sono andate veramente le cose a Rosarno? – recita la presentazione della puntata di questa sera di Annozero – La rivolta degli immigrati, gli scontri con i residenti e l’allontanamento degli extracomunitari che erano impiegati nella raccolta delle arance sono solo la punta dell’iceberg. La situazione della Piana di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, è ben più complessa: al suo interno si mescolano lo sfruttamento dei lavoratori immigrati, la rabbia degli cittadini residenti e il potere della ’ndrangheta che ha avuto un ruolo importante sia negli scontri che nella stessa gestione del lavoro nero”.

Alcuni giornalisti della redazione del programma di Michele Santoro, capeggiati da Sandro Ruotolo, hanno costruito in quest’ultima settimana un’inchiesta, che verrà trasmessa integralmente, sulla situazione della Piana di Gioia Tauro, su chi sapeva e su chi non ha fatto ciò che doveva.

In studio, a parlare dell’argomento, saranno presenti Roberto Cota, della Lega Nord, Alessandra Mussolini, del Popolo delle Libertà, Fabrizio Gatti, inviato dell’Espresso già protagonista di inchieste rivelatrici (come quella sullo stato di alcuni ospedali italiani) e Gad Lerner, attualmente conduttore de “L’Infedele” su La7.

Come sempre ci sarà spazio anche per l’editoriale settimanale di Marco Travaglio e per le vignette di Vauro, che chiuderanno una puntata che si preannuncia rovente, con la presenza in studio di due fra gli esponenti politici più radicalmente contrari all’integrazione e alla regolarizzazione dei lavoratori immigrati.

Mattia Nesti

Rosarno: non siamo xenofobi Osservatore Romano accusa: “Gli italiani ancora razzisti”

Corteo nelle zone teatro degli scontri: contestata l’immagine di cittadina intollerante. Napolitano: “I gravi fatti hanno oscurato i valori di legalità e solidarietà”. Calcio, Maroni: “Cori razzisti? Sospendere i match”. Abete: “Siamo pronti”. Il giornale vaticano: “Odio verso un altro colore di pelle che credevamo di aver superato”

337900-rosarno3.JPGÈ terminato dopo oltre un’ora di cammino il corteo che in silenzio ha sfilato per le vie di Rosarno per protestare contro il trattamento riservato dai media alla cittadina, accusata di razzismo. Il portavoce del comitato che si è costituito ad hoc ha lanciato parole dure contro la politica regionale: “Non volevamo striscioni perché di questa situazione che si è creata a Rosarno riteniamo responsabili le giunte regionali che si sono succedute fino ad ora”.

Durante il corteo, concluso in piazza Calvario, solo quattro applausi hanno interrotto il religioso silenzio. In particolare, uno è partito quando al corteo si aggiunta Antonella Buzzese, la ragazza coinvolta negli incidenti di giovedì scorso. Al termine della manifestazione, anche altri ragazzi rosarnesi hanno preso la parola leggendo comunicati che inneggiavano alla legalità, contro le organizzazioni criminali della zona, per ribadire ancora una volta che Rosarno è una “città civile, pulita e rispettosa”.

NAPOLITANO ANDRA’ A REGGIO CALABRIA – Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sarà il 21 gennaio a Reggio Calabria per riaffermare i valori “di legalità e solidarietà oscurati dai gravi fatti di Rosarno”. Lo annuncia una nota del Quirinale.

IL MINISTRO SACCONI Per il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, al sud più che al nord Italia “c’è una resistenza ottusa alle possibilità di regolarizzazione del lavoro che la legge offre’’. “Le attività ispettive ha spiegato il ministro nel corso della trasmissione Mattino 5, commentando i fatti di Rosarno – sono operose nei limiti delle loro forze. Stiamo cercando di intensificarle non solo lì, ma in tutto il mezzogiorno, anche perché oggi l’imprenditore agricolo ha l’alternativa dei buoni prepagati, che però non vengono usati perché c’è una resistenza ottusa alle possibilità che la legge offre”.

Secondo Sacconi questa resistenza è particolarmente forte al Sud, dove “c’è un’evasione consistente”, mentre al Nord “le entrate dei buoni prepagati sono molto significative e hanno dato regolarità, per esempio, ad attività come la vendemmia, che era quasi scientificamente irregolare”. Il Sud, ha insistito Sacconi, “ha invece dimostrato resistenza anche a questa forma semplice e meno onerosa di regolarizzazione”. Per affrontare il problema e per “indurre queste attività a orientarsi verso questo strumento”, ha proseguito Sacconi, “con il ministero degli Interni abbiamo costituito una task force”.

GIANFRANCO FINI – Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, bacchetta le autorità dello stato che a suo giudizio hanno tollerato la situazione di sfruttamento del lavoro nero che ha portato alla rivolta di Rosarno. Parlando a Palermo in una iniziativa di presentazione del suo libro ‘Il futuro della libertà’ Fini ha detto: “Il ministro degli Interni ha detto una cosa per quale andrebbe ringraziato, ha detto che bisogna fermare il lavoro nero perché dietro quella vicenda c’è lo sfruttamento schiavistico di chi pensa che gli servano delle braccia da far lavorare ma dimentica che dietro le braccia ci sono delle persone”.

Secondo Fini “è giusto dire no all’immigrazione clandestina ma bisogna dire di no anche allo sfruttamento del lavoro nero. Il compito dello stato – ha ricordato ancora Fini – è far rispettare la legge che prevede che il permesso di soggiorno derivi da un contratto di lavoro. Rosarno non è New York in quella situazione, quando sanno tutti che ci sono migliaia di lavoratori in nero, sfruttati è troppo comodo dire solo che bisogna fermare l’immigrazione clandestina. Bisogna chiedersi perché tante autorità dello stato non hanno fatto il loro dovere”.

L’OSSERVATORE ROMANO – “Oltre che disgustosi, gli episodi di razzismo che rimbalzano dalla cronaca ci riportano all’odio muto e selvaggio verso un altro colore di pelle che credevamo di aver superato”. Lo scrive oggi l’Osservatore Romano. “Per una volta – sottolinea il giornale vaticano – la stampa non enfatizza: un viaggio in treno, una passeggiata nel parco o una partita di calcio, non lasciano dubbi”.

“Non abbiamo mai brillato per apertura, noi italiani dal Nord in giu”, rileva Giulia Galeotti che firma l’articolo. “Né – aggiunge – siamo stati capaci di riscattarci, quando il diverso s’è fatto più vicino, nel mulatto, a prescindere dalle diversissime cause per cui ciò è avvenuto. Sia stato il risultato di un atto d’amore o, invece, di uno stupro, ben difficilmente abbiamo considerato quel bambino come nostro, al pari dei nostri. Anzi, la doppia appartenenza è sembrata (e continua a sembrare) una minaccia ulteriore”. “in questo – lamenta il quotidiano della Santa Sede – davvero a nulla è servito l’esempio americano: l’Obama-mania che imperversa trasversalmente, dalla politica all’arte, dallo stile al linguaggio, non ha invece fatto breccia alcuna nel dimostrare il valore dell’incontro tra razze diverse”. L’articolo, comunque, non guarda tanto a situazioni estreme come quella di Rosarno che, anzi, non cita neanche, ma ai cori razzisti degli stadi e a tanti piccoli episodi quotidiani che non sempre balzano agli onori delle cronache.

Rosarno: ancora contrasti tra cittadini e immigrati

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ROSARNO 11 – GENNAIO – 2010 – A Rosarno, la cittadina in provincia di Reggio Calabria interessata dalla rivolta dagli immigrati, la situazione sembra essersi quasi calmata. Oggi alla Stazione ci sono i NoGlobal che protestano, insistendo sul fatto che questi stranieri sono stati sfruttati e maltrattati dai rosarnesi, ma i cittadini ribattono dicendo che sono rimasti per 24 anni in paese e tutti li aiutavano.

Certo, confermano, non dobbiamo uscire dalle nostre case per far entrare loro, ma quando li chiamavamo a lavorare, anche se a nero, li pagavamo bene. Gli immigrati dicono che ricevevano 25 euro al giorno, ma gli agricoltori si oppongono e dicono che sono arrivati anche a cifre come 40 o 60 euro al giorno, il tutto stava nei tipi di lavori effettuati.

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MA COM’E’ NATA QUESTA RIBELLIONE? Gli immigrati dicono che due giovani si sarebbero avvicinati a loro e li avrebbero derisi, invece secondo delle testimonianze si deduce che degli extra comunitari abbiano rubato nelle casi rosarnesi e abbiano sequestrato una donna e una bambina nelle notti precedenti. Tutto questo avrebbe portato alla ribellione da parte dei rosarnesi verso gli immigrati e viceversa, dando origine ad una vera e propria guerriglia. Si pensa anche ad un intrigo con la ‘ndrangheta.

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IL PAPA Benedetto XVI ha lanciato un messaggio di solidarietà verso gli extra comunitari e ha ricordato il dovere di rispettare gli immigrati.

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COSA CHIEDONO I CITTADINI? I Rosarnesi, vorrebbero che tutti questi immigrati lascino la loro città e dopo 24 anni che non si dimentichino di tutto quello che hanno fatto i calabresi per loro, dandogli cibo e facendoli lavorare anche se in questi periodi c’è stata un po’ di crisi.

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Adesso gli abitanti puntano a ricominciare la vita di tutti i giorni, iniziando a riordinare la città e a riaprire i negozi, che erano stati chiusi già dalle prime ore dalla ribellione.

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