Sarah Scazzi, ripartono le indagini dal luogo del ritrovamento del cellulare

resizer.pngRipartono le indagini sul giallo della scomparsa di Sarah Scazzi, la ragazzina di 15 anni di cui non si hanno più notizie dal 26 agosto. E si concentrano proprio nel podere dove ieri è stato ritrovato il suo cellulare. L’area si trova al confine dalle province di Taranto e Lecce, in agro di Porto Cesareo, lungo la strada che collega Avetrana con Nardò.

Dopo oltre un mese senza che di Sarah si trovasse una minima traccia, il ritrovamento da parte dello zio del telefonino, privo di batteria, scheda sim  e anche bruciato, ha richiamato l’attenzione degli investigatori sulla zona che già era stata battuta nei primi giorni successivi alla scomparsa. Ora si cercano eventuali altre tracce della ragazza che nel giorno della scomparsa con sé portava uno zainetto con il telo da mare che non è stato mai ritrovato. Le ricerche vengono condotte anche dai sommozzatori che stanno perlustrando i pozzi e cisterne della zona.

Ieri l’avvocato Walter Biscotti, che insieme al collega Nicodemo Gentile, assiste la famiglia di Sarah, aveva detto: “Quel telefonino bruciacchiato ritrovato, e soprattutto le analisi tecniche e scientifiche che saranno condotte sul telefonino di Sarah ci parleranno e daranno un implemento importante alle indagini sulla sua scomparsa”. Ieri i legali sono stati anche in procura a Taranto accompagnando la madre della ragazzina, Concetta Serrano Spagnolo. Con loro anche l’ex comandante dei Ris, Luciano Garofano, consulente tecnico della famiglia.

“La madre di Sarah – spiega l’avvocato Biscotti – ha ancora una volta ricostruito la vicenda, soffermandosi sull’ultimo giorno, e mentre eravamo in procura è arrivata la notizia del ritrovamento del telefonino: questo secondo noi, dopo più di un mese dalla scomparsa è una circostanza che dà un implemento importante alle indagini, saranno condotte le analisi tecniche e scientifiche e quell’oggetto ci dirà qualcosa in più”.

Il consulente della famiglia, l’ex comandante dei Ris, Luciano Garofano per conto della difesa “collaborerà a queste analisi”. E a questo proposito l’avvocato Biscotti sottolinea la “assoluta sintonia con la procura, alla quale diamo atto degli enormi incessanti e continui sforzi di indagine per ritrovare Sarah”. La madre della 15enne scomparsa “è avvolta dalla disperazione e non sa più cosa pensare, ma oggi è stato un giorno importante per lei: dopo 30 giorni è arrivato qualcosa di Sarah”.

Intanto la stessa madre di Sarah smentisce l’esistenza di una presunta sorellastra di Sarah, ipotetica figlia illegittima nascosta dal marito e che vivrebbe a Milano: “Sono tutte sciocchezze – sottolinea l’avvocato Biscotti – non risulta niente a nessuno, la signora Concetta lo ha ribadito lei stessa: è una cosa inesistente”.

LIBERO-NEWS

Fincantieri, suicida operaio Licenziato un anno fa e senza sussidio da 4 mesi

522056-gli_oper.JPGUn operaio che lavorava nell’indotto di Fincantieri a Castellammare di Stabia si sarebbe suicidato impiccandosi. La notizia è stata data nel corso dell’attivo unitario di Fim e Uilm a Napoli dal segretario regionale campano della Uilm Giovanni Sgambati.

Secondo quanto si è appreso, il suicida è un operaio di 32 anni che lavorava per una ditta di pulizie che effettua servizi all’interno dello stabilimento Fincantieri. L’uomo si è impiccato utilizzando una corda.

L’operaio si chiamava Vincenzo Di Somma, era sposato ed aveva due figli 6 e 8 anni. L’uomo lavorava per l’indotto del cantiere del Napoletano e in modo specifico per la ditta ‘Dnr’.

Vincenzo era stato licenziato da quasi un anno e da quattro mesi non percepiva il sostegno di disoccupazione essendo, dunque, senza reddito. Secondo quanto si è appreso l’operaio lavorava da circa sette anni per la Fincantieri.

Il suicidio dell’operaio della Fincantieri rappresenta “un fatto grave che ci addolora molto”. Così il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, commenta la morte del lavoratore dell’indotto del cantiere di Castellammare di Stabia.

“Sono cose che non dovrebbero accadere, ma rappresentano una spia ossia che il problema del lavoro – ha detto a Napoli – è un dramma sociale che va affrontato con molta responsabilità, così come stiamo facendo noi con gli accordi che abbiamo siglato. Tutti dobbiamo riflettere – ha aggiunto – perché non esiste oggi una strada migliore per difendere il lavoro se non quella di rendere convenienti gli investimenti delle imprese”.

Secondo fonti sindacali, Vincenzo Di Somma era stato dipendente negli ultimi tempi della Dnr, una piccola ditta che effettuava pulizie per Fincantieri e che a differenza di altre dell’indotto non avrebeb attuato le procedure per la cassa integrazione straordinaria. Negli ultimi due mesi l’uomo era rimasto anche privo del sussidio di disoccupazione.

“Confermiamo lo sciopero nazionale per i lavoratori della cantieristica indetto per domani, venerdì 1 ottobre, perchè vogliamo che la vertenza venga risolta con un tavolo a Palazzo Chigi e perchè non riteniamo sufficienti le rassicurazioni espresse da Fincantieri nell’incontro di lunedì scorso”. Lo dichiara il vice segretario nazionale dell’Ugl Metalmeccanici, Laura De Rosa, sottolineando “la gravità di questa situazione che si trascina senza risultati da fin troppo tempo. Non a caso oggi a Castellammare di Stabia un operaio dell’indotto si è suicidato impiccandosi dopo aver perso il posto di lavoro. I nostri sentimenti di cordoglio e vicinanza ormai non servono più ai familiari di una persona sopraffatta dall’impossibilità di fare fronte alle proprie responsabilità, in mancanza di un’occupazione”.

Secondo la sindacalista “per evitare il ripetersi di simili tragedie e per dare a questo settore la stessa dignità attribuita al Gruppo Fiat, è necessario che Palazzo Chigi si faccia promotore di un patto tra governo, regioni, aziende e sindacati per il rilancio della cantieristica, per rendere effettivi tutti quegli impegni istituzionali e aziendali fino ad oggi rimasti sulla carta e per predisporre un vero piano industriale”.

Fincantieri, interpellata dall’Agi, esprime alla famiglia di Vincenzo Di Somma, l’operaio suicida a Castellammare di Stabia, il profondo cordoglio dell’azienda per la morte dell’uomo. “Dnr”, a quanto apprende l’Agi, è un’azienda che continua a prestare la propria attività all’interno dello stabilimento di Castellammare di Stabia. Il rapporto di lavoro tra Di Somma e “Dnr” era cessato il 19 novembre 2008.

QUOTIDIANO.NET

Il procuratore di Palermo: “Schifani non è indagato qui”

307740-schifani.jpgIl presidente del Senato, Renato Schifani, non è indagato per mafia a Palermo. Lo ha detto il procuratore della Repubblica, Francesco Messineo.

“Normalmente non rispondo a questo tipo di domande, ma in questo caso faccio un’eccezione: il nominativo di Renato Schifani non è iscritto nel registro notizie di reato di questa Procura”, ha detto Messineo ai cronisti che gli chiedevano una conferma sull’anticipazione del settimanale ‘l’Espresso’.

Nessuna specificazione ulteriore è stata data dal capo dell’uffcio inquirente, che ha sottolineato che comunque il presidente del Senato non è indagato per il reato di concorso in associazione mafiosa nel capoluogo dell’isola.

QUOTIDIANO.NET

Bomba al pg di Reggio, quattro arresti

reggio_calabria01g.jpgSono stati arrestati i presunti esecutori e mandanti delle intimidazioni al Procuratore Generale di Reggio Calabria. Il movente dell’attentato fatto il 3 gennaio scorso contro la sede della Procura generale sarebbe stato legato ai contrasti interni all’ufficio . Dall’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Catanzaro è emerso, infatti, che l’attentato sarebbe da ricondurre ad una reazione della cosca “Serraino” dopo che il procuratore generale Salvatore Di Landro, poco dopo il suo insediamento, avvenuto nel novembre del 2009, aveva deciso di revocare alcuni fascicoli processuali al sostituto Francesco Neri.

Nel corso delle prime ore dell’alba, i carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria unitamente a quelli del Ros della città dello stretto hanno eseguito 22 arresti su ordine del Gip del Tribunale di Reggio Calabria, nei confronti di altrettante persone appartenenti alla cosca «Serraino» egemone nella città di Reggio Calabria.

L’accusa per tutti è: associazione di tipo mafioso, estorsione aggravata, danneggiamento e minaccia aggravata, porto e detenzione abusiva di armi, intestazione fittizia di beni e oltraggio. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati beni mobili, immobili ed attività commerciali, per un valore di oltre 1.500.000. euro, oltre a perquisizione personali e domiciliari. Nel corso dell’ operazione Epilogo, dei carabinieri di Reggio Calabria i carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria per delega della Procura della Repubblica di Catanzaro,hanno notificato a quattro degli indagati arrestati, appartenenti alla cosca Serraino , nell’ambito del procedimento penale sull’attentato dinamitardo perpetrato il 3 gennaio scorso in danno della Procura Generale di Reggio Calabria , un’informazione di garanzia poiché indagati di aver organizzato ed eseguito il grave fatto delittuoso.

Inoltre la Procura di Catanzaro ha disposto dieci decreti di perquisizione domiciliari e locali, nei confronti dei predetti quattro indagati ed altri appartenenti allo stesso sodalizio, finalizzati all’assicurazione di fonti di prova per lo stesso delitto. L’indagine ha consentito di individuare una componente organica della cosca Serraino, operante nel quartiere San Sperato di Reggio Calabria e nel comune di Cardeto, centro montano alla periferia ovest di Reggio Calabria, di definirne gli interessi criminali e di far luce su alcuni fatti delittuosi perpetrati sul territorio. Sono state individuate le responsabilità per il danneggiamento, perpetrato il 5 febbraio 2010, in danno del giornalista Antonino Monteleone, a cui ignoti avevano incendiato l’automobile.

LASTAMPA

Pakistan, bloccati rifornimenti Nato in Afghanistan dopo raid velivoli alleati

20100930_afghanistan.jpgIl Pakistan ha ordinato il blocco delle autocisterne e dei camion con rifornimenti della Nato che transitano attraverso il proprio territorio e sono diretti in Afghanistan. Lo dice il sito internet Dawn News citando fonti ufficiali.

Il convoglio destinato alle truppe stanziate in Afghanistan è stato bloccato al valico di frontiera di Torkhan dalla polizia doganale. I funzionari non erano a conoscenza dei motivi dell’ordine giunto da Islamabad.

La notizia giunge poche ore dopo il raid compiuto con elicotteri Nato in territorio pachistano contro sospetti covi dei militanti estremisti. L’attacco nella regione tribale di Kurram, secondo DanwNews tv ha ucciso tre soldati pachistani. L’emittente sostiene che si tratta di «una nuova violazione dello spazio aereo pachistano, la terza questa settimana», in cui sono anche rimasti feriti anche altri cinque agenti. Anche Geo Tv ha confermato l’attacco citando un portavoce delle Guardie di frontiera pachistane secondo cui gli elicotteri hanno lanciato razzi su una zona denominata Mand-To-Kandao.

Si tratta del secondo sconfinamento di elicotteri Nato dopo quello avvenuto la scorsa settimana, che aveva sollevato dure reazioni da parte del governo pachistano. In quell’occasione elicotteri blindati della Nato erano penetrati nella Kurram Agency dopo un attacco di uomini armati pachistani, ad un posto di controllo della coalizione internazionale a ridosso della frontiera, in territorio afghano. L’operazione si concluse con l’uccisione di sei militanti ed il ferimento di altri otto.

In seguito all’azione, il governo pachistano ha presentato una energica protesta alla Nato a Bruxelles sostenendo che il mandato affidato dall’Onu alla Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf) in Afghanistan non contempla il diritto di inseguimento di nemici oltre frontiera. In un comunicato, il ministero degli esteri aveva detto che l’Isaf e la Nato «non sono state autorizzare a partecipare a nessuna operazione militare che violi il mandato dell’Onu» e che «in assenza di misure correttive immediate, il Pakistan sarà costretto a considerare alcune opzioni in risposta».

Nato apre inchiesta. La Nato ha aperto oggi un’inchiesta sull’episodio denunciato dal Pakistan. Un portavoce della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf, sotto comando Nato) ha comunicato oggi che «apparentemente» l’operazione è avvenuta in territorio afghano.

Isaf: non oltrepassato la frontiera. «Stamani presto – ha detto il tenente colonnello John Dorrian – una forza della Coalizione ha osservato quello che hanno ritenuto essere un gruppo di insorti che tentavano di sparare con un mortaio contro una base della Coalizione nel distretto di Dand Patan della provincia di Paktiya. Per questo si è chiesto l’intervento di un gruppo di fuoco aereo che ha contrastato gli insorti. Il gruppo ha riferito di non avere oltrepassato la frontiera». Comunque, dopo avere ricevuto informazioni che alcuni elementi dei Corpi di frontiera pachistani erano stati colpiti, ha concluso Dorrian «l’Isaf ha comunicato di voler lavorare con i pachistani per verificare se i due episodi sono collegati».

Cia proseguirà attacchi aerei contro covi Al-Qaeda nel nord-ovest. La Cia proseguirà gli attacchi con aerei droni contro i presunti covi dei talebani e di Al Qaeda nel nord ovest. Lo ha detto il direttore dell’agenzia americana Leon Panetta che da ieri si trova a Islamabad per incontri con i rappresentanti del governo e dei militari. Panetta ha detto che la Cia ha ottenuto «un successo del 100% con i raid compiuti dagli aerei guidati a distanza».

Il capo dell’intelligenze statunitense ha incontrato ieri il direttore del servizio segreto pachistano Isi, il generale Shuja Pasha, il quale «ha chiesto di avere accesso alle informazioni sulle operazioni segrete» che potrebbero essere così condotte in collaborazione con l’esercito pachistano. Più volte, in passato, Islamabad aveva protestato contro le azioni della Cia nelle zone tribali pashtun considerate come una violazione della sovranità nazionale e causa di malcontento popolare. Secondo quanto riferisce The Pakistan Observer, nell’incontro Panetta ha promesso di «potenziare la collaborazione nella lotta al terrorismo» e ha riconosciuto il «ruolo determinante delle forze di sicurezza pachistane per la pace e la sicurezza delle aree tribali». Il capo dell’Isi ha poi condannato i raid oltre confine degli elicotteri da guerra Nato avvenuti durante il fine settimana e anche stamattina mentre Panetta continuava la sua missione.

ILMESSAGGERO

Premier, lunedi’ mozione di sfiducia

0100930125952574_20100930.jpgLa prossima settimana la Camera votera’ la mozione di sfiducia a Berlusconi nella sua veste di ministro ad interim dello Sviluppo economico. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. La discussione generale sulla mozione presentata dalle opposizioni si svolgera’ lunedi’ 4 ottobre, mentre il voto comincera’ da martedi’, dopo che l’Aula avra’ esaurito l’esame dei provvedimenti (come quello sull’agroalimentare).

ANSA

Benvenuti al Sud

Bisio, pregiudizi «nordisti» in una farsa senza tempo

benvenuti-al-sud190.jpgA voler fare il mestiere del critico (che non è solo dare i voti ma soprattutto cercare di spiegare il senso di un film) questo Benvenuti al Sud sembra più lo spin off di Pane amore e fantasia piuttosto che il remake nostrano di Giù al Nord (in originale Bienvenus chez le Ch’tis di Dany Boon, che qui si vede nell’ufficio postale nei panni del cliente con una scatola da spedire). Nel senso che il film di Luca Miniero (e soprattutto dello sceneggiatore Massimo Gaudioso) abbandona subito quell’aria di ingenua sincerità che si respirava nel film francese – che proprio per questo aveva convinto mezza Francia a pagare il biglietto per vederlo (e vedersi allo specchio) – scegliendo di percorrere la strada di una favoletta farsesca e senza tempo.

Perché la Castellabate di Benvenuti al Sud, dove è trasferito per punizione Bisio, dirigente postale smanioso di un posto a Milano, non è la Bergues dell’originale francese: è meno concreta, meno reale (pur essendo una vera cittadina in provincia di Salerno) e soprattutto meno coinvolgente. Assomiglia molto alla Sagliena del maresciallo Carotenuto e della «bersagliera» ma senza quella sintonia con l’anima popolare del Paese e quell’adesione al mondo della provincia che facevano la forza del film di Comencini e Margadonna.

Nel film di Miniero e Gaudioso probabilmente si ride di più ma sicuramente ci si fa coinvolgere di meno, perché si capisce subito che i protagonisti non sono «nostri contemporanei» ma solo personaggi, incaricati di dare volti e voci a dei luoghi comuni, a delle battute. E mai a degli autentici esseri umani. Era il segreto della grande commedia italiana, da quelle con Totò (che era maschera ma concretissima) a quelle con Sordi (che era sempre «italiano» prima che comico) ed è la qualità che manca di più al cinema leggero che si fa oggi in Italia, dai cinepanettoni in giù, troppo preoccupato di inseguire solo una riconoscibilità di superficie per radicare le sue storie nella concretezza dell’oggi.

Benvenuti al Sud cerca una strada mediana, farsesca e insieme popolare, riuscendovi a sprazzi. Le disavventure di un Bisio finalmente a suo agio al cinema (forse perché spinto a non caratterizzare troppo il suo personaggio) fanno sorridere ma scivolano via senza lasciare molte tracce perché troppo debitrici di un Sud da barzelletta (ripulita e corretta, beninteso) e mai davvero graffiante: la mamma invadente, l’ospitalità soffocante, la gentilezza mascherata da imbarazzo, il piacere di godersi la vita… tutte cose vere ma troppo simili alle voci di un depliant turistico per non sembrare prevedibili. Per questo forse l’unica vera trovata del film è l’accademia del formaggio lombardo, molto più divertente e azzeccata delle ronde femminili a Usmate (idea abbandonata troppo presto) o della «napoletanità» messa in scena per spaventare la moglie appena arrivata al Sud (troppo superficiale per divertire, soprattutto se confrontata con l’«originale» francese).

Con questo non si vuole caricare di troppe attese e responsabilità un film che rispetto al panorama nazionale ha qualche merito indubbio, a partire dalla capacità di evitare le scivolate più corrive verso una comicità di grana troppo grossa (e troppo cabarettistica), ma piuttosto chiedersi perché attori potenzialmente interessanti (come la Finocchiaro che non è certo da scoprire ora, ma che sta ancora aspettando un ruolo da autentica protagonista) o canovacci altrettanto stimolanti siano sempre sfruttati a metà, al di sotto delle loro vere potenzialità, senza mettere in campo quelle ambizioni e quelle qualità che un’industria degna di questo nome dovrebbe essere capace di giocare. Non fosse altro che per dimostrare nei fatti (e non solo a parole) la sua supremazia sulle fiction che stanno anestetizzando il gusto e addormentando gli occhi del pubblico italiano.

Paolo Mereghetti

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Milo Coretti: “Sapevo di Mora e Corona”

C_2_articolo_1001210_listatakes_itemTake0_immaginetake.jpg“In questo trio io ero l’unico eterosessuale”. Milo Coretti, ex vincitore del Grande Fratello butta benzina sul fuoco nella presunta storia tra Lele Mora e Fabrizio Corona. E a Tgcom racconta: “Mora doveva partecipare al reality ‘La Fattoria’, ma all’ultimo momento diede forfait, dicendo che era per colpa mia”. Poi Milo partì per il Brasile e Corona, lontano dalle telecamere e dai microfoni, gli avrebbe confidato: “Tu non c’entri, Lele non è partito per colpa mia, la nostra storia è finita”.

Proprio ora che il re dei paparazzi nega con forza la relazione con il manager dei vip, a rafforzare la tesi della liaison ci pensa Coretti: “Fabrizio mi disse che in quel momento non correva buon sangue, che si era rotto un sodalizio professionale e personale”.

Milo, insomma, si sarebbe trovato nel bel mezzo di un triangolo. “Mora mi aveva attaccato senza conoscermi – continua l’ex vincitore del Grande Fratello – spero che oggi esca allo scoperto e dica pubblicamente che io non ero la causa del suo rifiuto al reality. Era solo addolorato perché la storia con Corona era finita”.

Santo Pirrotta

Iaquinta acrobata: «Mi ispiro a Ibra»

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L’attaccante bianconero cerca un gol in rovesciata: «Zlatan mi stimola: è 1.90 e si muove come Pizarro. Ruberei qualcosa anche a Miccoli: m’impressiona per la classe, i progressi e la facilità di esecuzione».

Vincenzo ciondola di qua e di là trascinando il trolley di ordinanza, nerissimo, con il cognome stampigliato sopra e lo stemma della Juventus in bella mostra. Movimento lento. Vincenzo saluta chi lo saluta alzando appena il sopracciglio, infilato nei suoi pensieri mattutini, i capelli imprigionati in una colata di gel, barba strategicamente incolta. Stasera gioca, Vincenzo. Che di cognome fa Iaquinta e che qui in Inghilterra ha un discreto seguito. Lo volevano, quest’estate. E per un po’ se n’era parlato, poi il mercato bianconero ha preso altre direzioni e il suo destino si è incatenato a Torino, con la prospettiva di un contratto (magari) da riesplorare. Ahi ahi, argomento delicato: calma e gesso, vedremo: «Io sono un attaccante moderno, corro molto, mi rendo utile alla squadra. Forse è il motivo per cui piaccio agli allenatori», lo spot di se stesso, non urlato ma messo insieme con un filo di voce. Ci sta, dai, mica offende qualcuno…….

FASCINO – L’Europa League non ha il medesimo fascino della Champions e non solo per la musichetta che fa da sottofondo all’ingresso in campo delle due formazioni, con i ragazzini che sventolano il lenzuolo ufficiale della manifestazione nel cerchio di centrocampo, ma per una somma di ragioni che capirebbe anche un alieno piovuto sulla terra da un pianeta lontanissimo. Però il Manchester City ha un suo appeal e così, alla fine, l’idea di confrontarsi con i “manciniani” è davvero stuzzicante. Anche perché la Juventus deve dimostrare di essere capace a ottenere due risultati buoni di fila. E quel 3-3 contro il Lech Poznan in fondo grida vendetta. Su e giù, le montagne russe bianconere, sarà mai possibile e sopportabile? «In Italia è più difficile segnare – dice a juventusmember –, gli allenatori sono preparati e le squadre, persino le provinciali, concedono pochissimo agli attaccanti, però…». Però buttarla dentro contro Carletto Tevez e i suoi fratellini, in un contesto presumibilmente infuocato a dispetto del solito clima piovoso, non è un esercizio banale. Oggi il City, domenica sera l’Inter, con la speranza di non saltare di nuovo in groppa al cavallo pazzo di prestazioni altalenanti. La voglia c’è, la convinzione non manca, eppure tra il dire e il fare ci sta di mezzo il campo… Iaquinta è rientrato da poco in pianta stabile ma ne è consapevole: ci vogliono due prestazioni all’altezza per cancellare i dubbi e consolidare l’autostima del gruppo, insomma il salto di qualità. «L’impegno è massimo, totale, assoluto», lo slogan a disposizione dei più scettici.

LAVAGNA – Vietato perdere. Vietatissimo compiere altri atti impuri in fase difensiva. Fondamentale, al contrario, sfruttare le occasioni costruite sotto porta. Uno-due-tre: ecco i comandamenti scritti sulla lavagna dello spogliatoio da Luigi Del Neri. Comandamenti da rispettare con santissima dedizione alla causa. Iaquinta contro il City fa coppia con Alessandro Del Piero per assenza di alternative (Amauri è convalescente e Quagliarella non è disponibile per l’Europa League), ma a San Siro potrebbe ritrovarsi accanto il centravanti italo brasiliano, nel rispetto dell’idea cullata dal tecnico di andare a Milano con una formazione di giganti. Per la serie: mettiamola sul piano della forza. «L’attaccante che mi stimola di più è Ibrahimovic… E’ alto 1,90 e si muove come Pizarro, che invece non supera i 150 centimetri. Comunque, ruberei qualcosa pure a Fabrizio Miccoli, che mi impressiona per la classe, per quanto è migliorato e per la facilità di esecuzione», la confidenza di Vincenzo, spontaneo, generoso, diretto. A volte troppo. Sogna un gol in rovesciata e ricorda la rete rifilata al Chelsea, uno dei suoi pochi retaggi anglosassoni. Stanotte può essere la sua notte, deve solo metterla dentro. Chiuderebbe un cerchio, aprirebbe un ciclo.

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